Seconda, parla l'allenatore dell'Aquila Sant'Anna Alessandro Marchi
"Più che dove potremo arrivare mi interessa da dove partiamo e come potrà essere il viaggio"

Nel corso di queste giornate afose di Agosto, la prima intervista ci è stata doverosa farla al mister Marchi, che ha preso dalle ceneri l'anno scorso di questi tempi l’Aquila e grazie al suo entusiasmo da esordiente l'ha portata a risalire dal fondo di tante gestioni sbagliate.
Allora partiamo appunto dall'origine. Mister, cosa lo ha portato ad intraprendere la strada dell’allenatore? Come mai, visto la sua giovane età rispetto la media nel settore, ha preferito allenare più che giocare? “Non è stata proprio una scelta. Avrei preferito e preferirei giocare, senza dubbio. Ma non riuscire ad allenarsi e giocare sempre col dolore, ti porta inesorabilmente ad una conclusione. Così visto che proprio a Lucca organizzavano il corso per Allenatore Dilettante pensai che poteva essere una bella occasione per approfondire una cosa che mi piace molto. E sicuramente è stato così: un corso coinvolgente e stimolante”.
Perché proprio l'Aquila? Chi l'ha convinta a prendere una squadra retrocessa da anni? “All'inizio il presidente Lippi mi chiamò nell'Aquila Sant’Anna per giocare. Accettai immediatamente perché volevo fare l'ultima stagione nella squadra che più mi è stata a cuore e in cui ho giocato otto anni. Anche se avevo problemi fisici, avrei stretto i denti per un'ultima stagione. Avevo già fatto il corso e così, viste anche le difficoltà a trovare un allenatore, il presidente Lippi mi propose l'incarico. Vi dico la verità, non ero particolarmente felice, perché non avevo ancora abbandonato l'idea di poter continuare a giocare e accettare avrebbe voluto dire smettere definitivamente. Speravo venisse fuori un altro nome per poter fare l'ultima stagione da calciatore. Il presidente Lippi però insisté molto e, anche parlando con i miei ex compagni Betti e Busembai, mi convinsi che poteva essere la strada giusta e accettai”.
Come si è trovato in questo ruolo? Quali maggiori difficoltà ha sostenuto? “Le difficoltà maggiori le ho incontrate subito dopo aver accettato l'incarico: c'erano molti giocatori che volevano andare via perché le stagioni difficili, quando si attraversano, lasciano sempre molte scorie. Convincerli a rimanere promettendo che l'anno successivo sarebbe stato diverso, senza avere la minima certezza che sarebbe in effetti stato così, è stato molto difficile. Alla fine però è stato realmente come speravo: un anno diverso”.
Si aspettava, con tutta sincerità, di disputare un annata del genere, sfiorando addirittura i play off? “Non avendo mai visto giocare la squadra e conoscendo solo pochi giocatori e, in più, non avendo idea di come potesse essere allenare una squadra, non ho mai pensato ad un obiettivo a lungo termine. Quando poi ho visto che c'erano molti giocatori bravi e un bel gruppo non ho mai dubitato che si potesse arrivare all'obiettivo stagionale. Arrivare così in alto in effetti, no non me lo aspettavo”.
Chi ha più impressionato e chi meno? “Se parli dei giocatori dell'Aquila Sant’Anna ce ne sono molti che mi hanno impressionato, a dire la verità da tutti. Non dal punto di vista tecnico o tattico ma dal punto di vista della voglia messa negli allenamenti. L'impressione maggiore però me l'ha data sicuramente Stefano Marianetti: 45 anni e 19 presenze da titolare con grande classe ed esperienza. Spettacolare. Se invece si parla delle squadre affrontate quest'anno, sono rimasto colpito chiaramente dalla Folgor Marlia che con la Seconda Categoria aveva poco da spartire, ma anche dal Fornoli che ha raggiunto con grande merito un risultato incredibile".
Parliamo di quest'anno. Abbiamo visto che ci sono stati ottimi rinforzi, come vorrebbe impostare tatticamente la squadra? “Ad oggi mi piacerebbe riproporre la difesa a tre: abbiamo dei giocatori che si trovano bene con questa impostazione e degli esterni che riescono senza problemi a tenere tutta la fascia. Sicuramente però proveremo anche la difesa a quattro perché è necessario sapersi adattare e padroneggiare più modi di stare in campo. Bisognerà capire poi se la squadra riuscirà a sopportare o meno la presenza di tre attaccanti”.
Un’ultima domanda, dove può arrivare secondo lei quest'Aquila? “Non sopporto i piani a lungo termine. Più che dove potrà arrivare mi interessa da dove parte e come potrà essere il viaggio”.
Fonte: www.aquilasanna.it
Scritto da La Redazione il 05/08/2015





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