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Dai DILETTANTI ai PROF nella SCUOLA CALCIO, il TEMA è "CALDISSIMO"...

Continuano ad arrivarci tantissimi messaggi, presto interviste ed approfondimenti

Continuano ad arrivarci molti commenti riguardo al passaggio di bambini della Scuola Calcio dalle società dilettantistiche a quelle professionistiche. Visto questo importante seguito mediatico creato, nei prossimi giorni TOSCANAGOL approfondirà questa sensibile tematica con alcune interviste. Sono anche graditi degli interventi da inviare a info@toscanagol.it.

Di seguito, intanto, alcuni nuovi commenti pervenutici:

Marco Saviozzi - "E' una vergogna che le società prof. si avvalgono di soggetti senza scrupoli per prelevare bambini piccolissimi e portarli lontano da casa e lontano dai loro amici. Bisogna che le società dilettantistiche si ribellino a questo sistema che, purtroppo, si avvale anche della complicità degli organi federali che non hanno la volontà politica di andare contro le società professionistiche"

Luca Biondi - "E' "Colpa" anche dei genitori che sono attratti dal "professionismo" sperando che il proprio figlio possa diventare più facilmente un calciatore vero…creando nello stesso tempo aspettative, tensioni e false illusioni al bambino... Cmq dovremmo, per correttezza e maggiore informazione, ampliare e completare il discorso in un ambito diverso con genitori, società di calcio, e soprattutto la F.I.G.C. settore giovanile e scolastico"

Antonio Lauro - "Condivido tutti i messaggi voglio andare oltre e mettermi nelle scelte della società o del singolo individuo che ha fatto la scelta (sempre se l'ha fatta). Una domanda seria. In tutta la provincia di Firenze non c'è un bimbo della stessa età con caratteristiche migliori e o uguali da poter inserire nel gruppo. Per forza di cosa bisogna prendere fuori provincia (che poi ad una certa età è anche vietato) un bimbo con tutte le difficoltà. Uno la distanza, due lo sconvolgimento della vita in allenamento gli costa almeno otto ore di impiego. Dispendio di denaro per i genitori per seguire il figliolo alle partite oltre all'impegno del tempo. Inoltre aggiungiamo che in quelle otto ore impegnate tra pullman e allenamento non studia, non gioca ma soprattutto si alimenta in modo errato. Non avrà più un pranzo decente ma sempre un panino a volo. (Parlo della media dei casi) Con il risultato che tutte queste variabili poi incideranno sulle performance e sulla crescita del singolo atleta. Gestito male, alimentato male, stressato ma soprattutto trattato come tutti gli altri mentre invece nella squadra di paese magari con più attenzioni gioca sotto annata impara e soprattutto si DIVERTE"

Antonio Shooter - "Io voglio uscire fuori dal coro. Nella maggior parte delle squadre dilettantistiche, soprattutto nelle fasce di età che vanno dai 6 ai 10 anni, ci sono spesso istruttori non all'altezza, né per capacità tecniche e né per empatia e rapporti in genere con i bimbi. Ve lo dico da chi ha girato parecchio per i campi da calcio. Per un bambino di quella fascia di età approdare in una prof. è uno stimolo in più, dove il bimbo viene seguito a 360 gradi, dove gli istruttori sono per forza di cose più preparati, dove la competizione fa uscir fuori il carattere del bambino. Poi ci sta che dopo qualche anno torni indietro e non venga confermato e quale sarebbe il problema? Le bocciature esistono a scuola come esistono nella vita, si perde e si vince ed è bene che imparino a stare al mondo già da piccoli per essere in futuro degli uomini forti e non delle mezze seghe. Adesso mi tirerò dietro i commenti dei soliti perbenisti ma sinceramente il mio pensiero non cambia".

Federico Benvenuti - "Ci sono professionisti seri e finti professionisti, primo punto da cui partire…sulla capacità degli istruttori, come in tutti gli sport trovi quello capace e l’incapace, vale anche per i professionisti, logicamente la percentuale è più elevata nelle scuole calcio di quartiere. Forse la soluzione non c’è, dipende molto anche dal bambino, dalla famiglia e da molti altri fattori che vanno ad influire sia sulla scelta che successivamente sulla performance del bambino all’interno di un gruppo selezionato. La soluzione migliore, a mio avviso, potrebbe essere quella di inserire un tutor professionistico all’interno di una scuola calcio di quartiere. Prendere un bimbo di 6 anni “fenomeno” per poi a 9 mandarlo via non so quanto sia proficuo, il problema é questo, voler accelerare un processo di crescita calcistica, spesso non rispettando i tempi dei bambini. Ripeto, nn dovrebbe esistere una regola, ma una sana ed oculata visione di quello che è il bene calcistico del bambino"

Antonio Profilato - "Da istruttore di bambini 2019/20 mi sto accorgendo di una deriva che porterà a rimanere veramente schifati di questo mondo....son già due anni che alla prima partita di questi bimbi (tre contro tre ) ripeto per chi non è al corrente (3contro3) mi si presentano pseudo osservatori con la richiesta di note, ormai dopo una vita sui campi sto finendo, ma prima o poi mi comprometto !!!una cosa vomitevole con bimbi che ancora non sanno se si deve tirare avanti o indietro!! Seguitiamo così vai…"

Massimo Imparato - "E' una vergogna è sempre stato così. E poi questi ragazzini quando tornano indietro sono distrutti dal punto di vista psicologico. E tanti di questi tornano nelle società di origine dopo uno o due anni di illusione".

Paolo Bonardi - "Carne da macello! E quando tornano alle società di provenienza un son più boni a niente, la maggior parte bruciati! Infatti i risultati a livelli professionistici si vedono; 3º/4º campionato a livello europeo, dal 2014 non disputiamo un mondiale di calcio e anche questa volta la vedo durissima, se un si cambia le teste che siedano sulle poltrone di comando sarà sempre peggio"

Marco Vettori - "Considerando che poi, un giorno, se non rende come prevedevano, ti rimandano a casa in un secondo senza pensare che per il bambino può passare come una bocciatura (non sei buono). Parlo per esperienza personale".

Sascia Mancini - "È incredibile che sia demonizzata lo so. Professionistica (come ente superiore quasi divino) come se un genitore non avesse possibilità di dire tranquillamente "no" mio figlio è piccolo e rimane a giocare dove è, la società può chiamare il genitore e dire che è interessata al bambino, il bambino di certo non firma in autonomia, il genitore sceglie quello che crede meglio per suo figlio. Forse il problema vero sono le quote iscrizione che vengono a mancare ad alcune società...ma questo non a che fare con la felicità dei bambini"

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  Scritto da La Redazione il 16/02/2026
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