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"Sì alle CESSIONI ai PROF, purché ci siano CURA e COLLABORAZIONE"

Il Responsabile del Settore Giovanile della Sangiovannese Alessio Bandinelli interviene su un tema "caldo"

È un personaggio molto conosciuto nel calcio giovanile toscano, vista la sua oltre trentennale esperienza. Stiamo parlando di Alessio Bandinelli, attuale Responsabile del Settore Giovanile della Sangiovannese e Vice Presidente AIAC Firenze.

Per lui sedici anni all’Olimpia Firenze prima come istruttore poi come Responsabile Scuola Calcio, quindi nove stagioni allo Scandicci dove ha svolto le cariche di Responsabile Scuola Calcio e Direttore Sportivo del Settore Giovanile (due vittorie campionati Elite con gli Allievi ed un Torneo Regionale con i Giovanissimi). Successivamente approda alla Sangiovannese, prima di passare al San Donato Tavarnelle. Nell’estate 2025, poi, il ritorno a San Giovanni Valdarno.

Contattato dalla redazione di TOSCANAGOL, Bandinelli è intervenuto su un tema “caldo” come quello del passaggio in giovane età dei bambini della Scuola Calcio, dalle società dilettantistiche a quelle professionistiche. “Sono nel calcio da tantissimi anni ed è una situazione di cui si parla da sempre. Purtroppo questo è un problema che nasce da lontano e per il quale una vera quadra non si troverà mai”.

Lei è favorevole o contrario? “Innanzitutto io ho abituato gli osservatori che si presentano al campo sportivo del mio club a contattare direttamente me, se sono interessati ad un nostro tesserato. La cosa più importante è creare un rapporto umano tra le persone, detesto chi usa sotterfugi come cercare bambini chiamando i genitori di nascosto alle società. Ad esempio quest’anno i classe 2010 Cecchi e Danesi sono andati rispettivamente ad Arezzo e Empoli, dopo che le società sono passate da noi, definendo l’accordo tra le parti. Se abbiamo dei ragazzi interessanti, siamo ben lieti di farli visionare e magari cederli a società professionistiche, purché non debbano vedere stravolta la propria vita”.

Bandinelli entra più nel dettaglio. “Dovrebbe essere stabilito un range chilometrico dalla casa del bambino a dove dovrà andare ad allenarsi. Ad esempio, da San Giovanni Valdarno, ben venga che possa andare a giocare nell’Arezzo, nell’Empoli o nella Fiorentina, perché non è chissà quanto lontano da casa. Sarebbe assurdo, ad esempio, se andasse in un club distante duecento chilometri. Un bambino non può e non deve vivere in macchina o in pullman o in treno intere giornate per andare ad allenarsi in un club, da cui magari dopo anni o addirittura mesi, potrebbe venire scaricato e rispedito al mittente”.

Per scandire meglio questo concetto, Bandinelli fa l’esempio del difensore classe 2004 dell’Empoli Brando Moruzzi. “In giovane età fu scartato prima dalla Fiorentina, poi dall’Empoli, quindi approdò al Siena ma la società fallì. Io lo portai alla Sangiovannese, da lì passò alla Juventus, quindi Pescara e adesso gioca ad Empoli ed in Nazionale Under 21”.

Non sempre le società professionistiche sono sinonimo di miglior crescita. “Ci sono clubs dilettantistici che vanno per la maggiore in Toscana e che hanno strutture e metodologie, con cui i bambini possono avere uno sviluppo sicuramente migliore che in tante realtà professionistiche. Per arrivare anche in categorie importanti, si può passare quindi tranquillamente da società dilettantistiche che lavorano bene e che possono essere equiparate alle professionistiche”.

Quali altre migliorie applicherebbe? “Ripeto, il fattore distanza da casa è il primo punto su cui dovrebbe essere fatta una maggiore regolamentazione. Inoltre, potrebbe essere interessante che le società professionistiche creino delle proprie Academy come succede all’estero. E, quando c’è un passaggio di un bambino ad un club professionistico, a mio avviso la società dilettantistica che cede dovrebbe vedersi riconoscere un premio preparazione più alto”.

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  Scritto da Massimo Benedetti il 25/02/2026
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