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ALLENATORE toscano protagonista nei PROFESSIONISTI in SARDEGNA

Il sanminiatese Daniele Zini ci racconta la sua avventura con gli Under 15 Nazionali del Cagliari

Eccellenza toscana fuori regione, Daniele Zini si sta distinguendo in Sardegna, dove guida la formazione Under 15 Nazionali del Cagliari. L'ex Empoli e Pontedera è arrivato nel club rossoblu l'estate del 2018 e si è ambientato da subito benissimo in terra sarda, sia a livello di rapporti umani che, soprattutto, di traguardi sportivi, come dimostra il quarto posto conquistato nella sua prima annata.

L’impatto con il mondo Cagliari è stato subito molto positivo. “Sto vivendo con grande emozioni questa avventura, devo sicuramente ringraziare il Presidente, la società per questa bellissima opportunità, ma sopratutto li devo ringraziare per la fiducia che mi hanno dimostrato e concesso proponendomi di allungare il mio contratto fino al 2021. Appena sono arrivato in Sardegna ho da subito trovato un ambiente eccezionale, persone che lavorano al centro sportivo favolose e gentilissime, dalla segreteria, dagli uffici, al bar, alla cucina, al magazzino, che mi trattano sempre benissimo e grazie al loro aiuto sono riusciuto subito ad ambientarmi. Ho trovato inoltre un progetto tecnico importante che mira a valorizzare i giovani del territorio. Questo è possibile grazie al lavori del direttore Generale Passetti, del responsabile del settore giovanile Carta, dei direttori tecnici Conti, Melis ed Erriu ma sopratutto al progetto della società di potenziare le Academy del Cagliari Calcio che solo in Sardegna sono quarantaquattro, sotto la regia magistrale di mister Bernando Mereu, persona di grandi valori ed esperienza e di tutto il suo staff”.

Come è nata l'avventura a Cagliari? “Mi ero appena congedato dal Pontedera perché sentivo di aver dato tutto quello che potevo dare al progetto. Ero a casa di sabato mattina, mi arriva una telefonata da un numero sconosciuto dove mi chiedono se ero interessato a fare un progetto per il Cagliari Calcio e fare un salto a Cagliari il giovedì. All’inizio ho pensato che fosse uno scherzo, invece poi ho capito che la telefonata era vera. Sono andato il giovedì a Cagliari, mi hanno esposto il progetto spiegandomi che per loro la categoria Under 15 Nazionale è la più complessa, perché per la logistica non esistono campionati professionistici Under 14 ed Under 13 ed il primo impatto fra il calcio isolano e quello nazionale è sempre stato sofferto. In pratica i ragazzi nel giro di un mese passano da giocare dai campi provinciali e regionali a prendere l’aereo e sfidare club mondiali come Inter, Milan, un impatto devastante per loro”.

Che giudizio dai alla tua prima stagione in rossoblu? “Come mi avevano detto, l'impatto è stato difficilissimo, i ragazzi hanno sofferto molto. Ma grazie a quelle difficoltà ed in quella sofferenza ci siamo messi tutti in discussione, i ragazzi ma anche noi dello staff tecnico, abbiamo capito cosa mancava e quale strada prendere come metodologia e progetto tattico-tecnico. Abbiamo smesso di lavorare sulla tattica collettiva, e abbiamo pianificato tutti i lavori di tattica e tecnica individuale, abbiamo puntato sull’affinamento delle abilità individuali e sulla trasmissione delle conoscenze. Da lì i ragazzi hanno fatto una crescita importante sia umanamente che sportivamente, facendo un campionato straordinario passando dall’ultimo posto delle prime giornate al quarto, accedendo cosi alla qualificazione ai playoff per lo Scudetto, un risultato storico per noi, la prima volta da quando è stato istituito il campionato Under 15 Serie A e B. È stata una gratificazione personale fantastica ed unica se considero che abbiamo raggiunto questo obiettivo con dieci ragazzi sardi titolari su undici”.

Quest'anno invece che gruppo alleni? “Sono rimasto nella categoria Under 15 Nazionale con un nuovo gruppo, alla fine della stagione scorsa ci siamo trovati con la società ed insieme abbiamo deciso di continuare su questa categoria. Ho specificato che quando ho sposato questo progetto non l’ho fatto per scalare le categorie, ma per dare il mio contributo alla crescita del progetto stesso e che ero a disposizione della società per ricoprire il ruolo più adatto che la società riteneva più opportuno per il progetto stesso”.

Un’esperienza che ovviamente ha mutato profondamente la vita privata. “La logistica è la parte più difficile da affrontare, anche i collegamenti fra la Sardegna e la Toscana non sempre combaciano con gli impegni sportivi. Vivo vicino al centro sportivo ad Assemini, famoso per la fabbrica di birra Ichnusa, in un appartamento di proprietà della famiglia di David Suazo, ex centravanti di Cagliari e Inter. Solitamente riesco a tornare ogni quindici giorni, quando giochiamo nel continente, la squadra con i dirigenti rientrano la domenica sera dall’aeroporto di Milano Linate, io raggiungo in treno la Toscana e riparto dall’aeroporto di Pisa o Firenze il lunedì sera o il martedì mattina, dipende dal collegamento e da quando ci alleniamo. La mia famiglia è rimasta in Toscana, con mia moglie Valeria abbiamo pensato che fosse la scelta migliore per le bambine, continuare la loro vita quotidiana con i loro punti di riferimento e le loro certezze, meglio sacrificarsi noi che cambiare di punto in bianco la loro vita. E su questo punto dobbiamo ringraziare molto il nonno e le nonne che ci stanno dando una grande mano, senza il loro prezioso aiuto sarebbe tutto molto più complicato, sono persone fantastiche”.

Stai continuando a seguire il calcio toscano? “Certo, con molto interesse, mi informo sempre sia sull’andamento dei campionati dilettantistici che del settore giovanile. La Toscana calcistica è sempre un’eccellenza, nel settore giovanile ci sono ottime società che sanno come lavorare e non parlo solo di realtà professionistiche, ci sono persone estremamente competenti, sia dirigenti che tecnici, al contrario di come pensano in molti, che curano la crescita e la formazione dei ragazzi. In ambito professionistico mi sembra di rivedere un grande e fresco entusiasmo intorno a piazze come Fiorentina, Pisa, Empoli, mentre a Livorno serve un mezzo miracolo sportivo per salvarsi, ma in questo sport non c’è niente di scontato e potrebbe anche farcela. In Serie C la politica del Pontedera sta facendo scuola e scrivendo il punto più alto della sua storia, ma anche Carrarese, Robur Siena, Arezzo, Pistoiese stanno facendo ottimi campionati, spero che si salvi anche la Pianese. Nei dilettanti mi sembra di vedere meno problemi rispetto al passato, anche se sono ancora tanti, ci sono molte toscane che stanno lottando per tornare nei professionisti e nelle categorie inferiori mi sembra che ci sia un piccolo riavvicinamento alle squadre. Tutto questo mi sembra positivo, ogni tanto leggo qualche polemica, ma questo fa parte di una stagione sportiva e la polemica, se costruttiva, può anche essere di aiuto a far crescere il movimento calcistico”.

Zini non può che ringraziare chi gli ha dato la possibilità di vivere questa esperienza. “Vorrei evidenziare quello che mi porterò dietro da questa opportunità che ho avuto. Ho la possibilità di vedere un calcio molto diverso rispetto a quello toscano, qui ho capito cosa vuol dire l'importanza di avere una società solida alle spalle, l’importanza di avere un progetto tecnico solido ed efficace, di avere una metodologia corretta e quanto sia importante pianificare gli obiettivi. Quello del Presidente Giulini è un progetto unico, sta investendo in strutture, in tecnici e figure professionale per il settore giovanile. Il popolo sardo è meraviglioso, qui ci sono valori forti e radicati, l’attaccamento alla propria terra è fortissimo, nelle nostre partite non manca mai la bandiera simbolo con i quattro mori, l’orgoglio ed il rispetto di indossare i colori rossoblu, sappiamo che rappresentiamo non solo un club ma un’isola e questo ci piace e ci da responsabilità. Qui ho imparato che il calcio non è solo ricerca del risultato della vittoria ad ogni costo ma è sopratutto un gioco, il gioco è gioia, la gioia è felicità”.

Come valuti il settore giovanile del Cagliari? “È in continua crescita, e grazie al lavoro del presidente e della società si sta ritagliando uno spazio sempre più grande ed importante a livello nazionale. Il nostro è un progetto unico e molto particolare, che mira a valorizzare i talenti del territorio, anche nelle squadre nazionali il 90% dei gruppi è formato da ragazzi nati e cresciuti sul territorio, il resto da ragazzi di talento che vengono selezionati dall’area scouting ben organizzata da Guffanti. Se parliamo in termini di risultati tutte le squadre stanno facendo campionati importanti, lottare con top club come Inter, Milan, Atalanta è veramente difficile. La straordinaria stagione della nostra Primavera è sotto gli occhi di tutti. Ma credo sarebbe sbagliato fare una classifica di merito, credo sia più giusto dire che anche il Cagliari Calcio è stata ed è un opportunità per far crescere i talenti, c’e una grande tradizione di giocatori sardi nella storia del calcio italiano e per questo era importante per la società stare al passo con i tempi e continuare questa tradizione”.

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  Scritto da La Redazione il 26/02/2020
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