"Il nostro SISTEMA CALCIO è distorto e i RAGAZZI pagano un ALTO DAZIO"
"LA TRATTA DEI BAMBINI NELLE SCUOLE CALCIO", l'intervento di Andrea Vaglini vice presidente di CALCIO FAIR PLAY

Noto personaggio del calcio toscano per i tanti ruoli avuti ad ogni livello, Andrea Vaglini è stato uno dei fondatori e oggi il vice presidente di CALCIO FAIR PLAY, un'associazione nata con il compito di "normalizzare" e riportare certi valori soprattutto a livello giovanile. Tre le iniziative più apprezzate e in grande espansione quella della PARTITA APPLAUDITA che ha varcato i confini regionali, raggiungendo numeri consdierevoli.
Vaglini interviene sull'inchiesta portata avanti da TOSCANAGOL sulla TRATTA DEI BAMBINI NELLE SCUOLE CALCIO.
Secondo me il problema è culturale, di educazione sportiva e di riuscire a capire quali siano le reali necessità e i reali bisogni che un bambino ha nello sviluppo della propria attività calcistica, tenendo ben presente che comunque ogni bimbo (come recita uno dei dettami della FIGC) ha il diritto di non essere un campione, ma aggiungo io, ha anche il diritto di sognare di esserlo ed ambire a diventarlo .
Tenere in considerazione questi due presupposti è sempre necessario per chi organizza l’attività e lavora nelle società sportive .
Credo di non discostarmi troppo dalla verità affermando come sia evidente la distorsione del “sistema “ attuale e che gli adulti di riferimento dirigenti, genitori, allenatori, osservatori, non stiano facendo un buon servizio ai ragazzi in primis, ma anche a tutto il movimento.
Il dazio da pagare per formare il famoso UNO su CINQUANTAMILA che arriva a giocare in serie A è divenuto troppo alto.
La mia posizione sul tema scouting in età precoce è ben riassunta nel paragrafo appositamente dedicato alla materia che si trova a pagina 6 del documento "Codice di Gestione Sportiva di un settore giovanile di una società dilettantistica", elaborato da CALCIO FAIR PLAY ben 5 anni fa.
Questo documento, che rappresenta, tra l'altro il primo elaborato realizzato dalla nostra associazione, all’epoca fece discutere e si rivelò "divisivo" tra gli addetti ai lavori, ma mio parere sarebbe consigliabile rileggerlo (e seguirlo) oggigiorno perché ora più di allora risulta estremamente efficace e di soprattutto tratta e propone soluzioni riguardo tematiche di grande attualità.
Per esprimere un opinione più veritiera e obiettiva possibile è fondamentale essere onesti intellettualmente e non lasciarsi condizionare dalle proprie posizioni o interessi.
Le opinioni di chi mi ha preceduto, tra l'altro personaggi illustri e dai trascorsi importanti, sono assolutamente rispettabili, alcuni passaggi anche condivisibili, ma è importante analizzare il contesto e le motivazioni dietro le parole di ognuno perché la questione del reclutamento e della selezione precoce dei giovani atleti è un tema MOLTO DELICATO, sicuramente troppo complesso per poter essere affrontato e sviscerato in un intervento.
È vero che le società "professionistiche" non dovrebbero fare attività di base (almeno fino alla categoria “esordienti” ) con conseguente reclutamento e selezione in età estremamente precoce, ma è altrettanto vero che anche le strutture dilettantistiche che operano in nome e per conto proprio o di società prof creano un sistema di scouting e reclutamento che personalmente ritengo dannoso .
La coerenza è fondamentale: se si vuole criticare le società prof che fanno razzia di bambini, allora bisogna anche essere critici anche verso le strutture che operano in modo simile, anche se sono "dilettantistiche".
La questione non è solo di forma, ma di sostanza: i bambini e i giovani atleti devono essere protetti e valorizzati, crescere in ambienti "familiari" senza creare loro eccessive aspettative o esercitare su di loro pressioni che a quell'età non sono in grado di sostenere .
Spesso purtroppo , siamo noi addetti ai lavori i primi a sbagliare giocando sui sogni e le aspettative dei bimbi e loro familiari .considerando i piccoli calciatori non come bambini ma come uomini in miniatura .
Voglio dire che non va bene che le prof facciano razzia di bambini, ma non va bene neanche che lo facciano altre società, indipendentemente dalla loro natura.
La soluzione? intanto iniziamo ad uscire e dalla logica del risultato -centrismo nell’attività dei più piccoli , in questo senso ho particolarmente apprezzato un passaggio dell’intervento del Prof. Gabbrielli : “tecnici che lavorano solo in funzione del risultato immediato e non su una programmazione pluriennale che metta al centro lo sviluppo del giovane calciatore ; genitori cui spetta in tutti i casi la facoltà di scegliere dove tesserare i propri figli che vedono come un miraggio il passaggio dei bimbi nel mondo professionistico, non considerando i loro reali bisogni
Scritto da La Redazione il 01/04/2026





 (1).jpg&width=135)

