Chi si FERMA e chi NO: cronaca di una SERATA CALCISTICA TRAGICOMICA
Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Conte, le fughe di notizie, la "divisione" del pericolo di infettarsi in categorie

Il racconto (semi-serio) di un’ordinaria serata a cercare di capire il futuro del “nostro” calcio. Ore 21,33, radio accesa su isoradio di ritorno da un week end galante in Emilia, ed ecco che irrompe il presidente del consiglio Conte. Parla delle nuove misure, pensiamo che siamo arrivati a una stretta anche per il calcio minore e alla chiusura come da molti ventilata e, diciamo, anche auspicata.
Conte ci arriva quasi subito: “capiamo” (ma sarebbe meglio usare il condizionale…) che tutto si ferma, che, come diciamo dopo al telefono, che si continua a giocare solo nei professionisti. Volenti o nolenti è una decisione che tanti aspettavamo, pensiamo, forse a questo punto necessaria.
Arrivati a Prato riprendiamo in mano il telefono, apriamo whatsapp ed ecco che appaiono 140 messaggi non letti: ma cosa è successo? Rallentiamo, quasi ci fermiamo in autostrada, e iniziamo a leggere. I tanti gruppi whatsapp che abbiamo come TOSCANAGOL sono in fermento. Si chiede, ci si confronta, iniziamo a comprendere che non è (o potrebbe essere….) come abbiamo inizialmente capito.
Poi riflettiamo: Conte ha detto che si ferma “il calcio dilettantistico di base”. Ma cos’è? Cosa riguarda? Mai sentito parlare. Da anni lavoriamo in questo mondo, conosciamo il settore dilettantistico, conosciamo quello giovanile, conosciamo quello della scuola calcio. Allora iniziano i dubbi. Cosa voleva “dire” Conte?
Sui vari gruppi arrivano i primi articoli delle testate online che vanno oltre, che iniziano a mettere i paletti su chi si fermerà e chi no. Ma come fanno a sapere già le cose? Uno si domanda. La solita fuga di notizie rispetto a quanto detto dal presidente del Consiglio?
Viene fuori la distinzione tra campionati di livello nazionale e quelli di interesse regionale che proseguirebbero. Ognuno inizia a fare i suoi “calcoli”, cercando di capire la categoria in cui gioca. Emerge così che andrebbero avanti i campionati fino alla Seconda categoria, come pure quelle giovanili ma di carattere regionale.
E’ il caos. Inizia la “caccia” a cercare di capire, c’è chi si scandalizza, c’è chi quasi “gode” dello scampato pericolo. Riflettiamo un attimo: ma la maggior parte delle società non voleva questo stop? Ci era sembrato di capire di sì, o ci siamo sbagliati. E ora?
Le interpretazioni, ecco cosa serve capire. Non poteva il presidente Conte fare una telefonata di tre minuti a un qualsiasi delegato provinciale FIGC per farsi spiegare come è strutturato il calcio dilettantistico? Cosa ci voleva a specificare qualcosa?
Poco dopo esce un comunicato della LND con le prime dichiarazioni del presidente Sibilia che lamenta la chiusura del calcio giovanile e di base, mostrando il suo malcontento.
Ma il distinguo che avrebbe del clamoroso inizia a balenarci nella mente: ma come, fermano i campionati provinciali giovanili e non quelli regionali? Sono più "pericolosi" a rischio contagio quelli "provinciali"? Ma come, il rischio di infettarsi arriva fino alla Seconda categoria? I numeri dicono che molte partite sono state “rinviata per covid” anche nelle categorie superiori. E allora? A cosa siamo di fronte?
La notte è passata e ora aspettiamo che qualcuno ci “illumini”. Dicono che toccherà alla Regioni e, di conseguenza, ai Comitati Regionali della LND. Aspettiamo fiduciosi conviniti però di aver assistito ad un'altra serata tragicomica del nostro paese.
Scritto da Gino Mazzei il 19/10/2020



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