Quando la POLITICA si MISCHIA con lo SPORT: arriva un DURO COMUNICATO
Terza Categoria Lucca Girone A, anche nel ritorno la sfida tra San Vito e Trebesto porta con sé pesanti strascichi

C'erano già stati pesanti strascichi dopo il match di andata (LEGGI QUA), ed anche al ritorno la sfida tra San Vito e Calcistica Popolare Trebesto, match disputato sabato 25 aprile e valevole per il Girone A di Terza Categoria Lucca terminato con la vittoria per due reti ad una dei locali, porta via con sé non poche polemiche.
La società ospite, infatti, ha diramato un lungo ed articolato comunicato nel quale racconta ciò che è accaduto principalmente fuori dal rettangolo di gioco, già a partire dai giorni precedenti di un sentito match dove lo sport è stato probabilmente solo il pretesto per due esposizioni politiche diametralmente opposte.
Questo il comuinicato della Calcistica Popolare Trebesto:
Sabato 25 aprile si è conclusa la 28a giornata di campionato: siamo usciti dal rettangolo di gioco con una sconfitta che ci brucia ancora, perché il sogno play off è rimandato.
Quando scendiamo in campo, però, lo facciamo soprattutto per portare in alto i nostri colori, quel giallo-nero che ormai nella nostra città non è più solo un colore, ma rappresenta tutta la comunità Trebesto.
Ci sembra quindi doveroso rendere pubblici i fatti avvenuti al campo di San Vito prima, durante e dopo la partita.
Nelle settimane precedenti, la ASD Popolare Trebesto ha contattato la Società del San Vito per una proposta: scendere in campo con uno striscione condiviso, visto che la partita si sarebbe giocata il giorno del 25 Aprile. Viene proposto il testo
"Oggi e sempre antifascist3". La risposta è un diniego, loro porteranno il loro striscione e noi il nostro.
Scopriamo che nessun giocatore porterà nessuno striscione in campo, ma sarà il Presidente che, un quarto d'ora prima del fischio d'inizio, andrà, da solo, ad appenderne uno accanto alla loro panchina in cui si legge: "Viva il 25 Aprile".
I nostri giocatori arrivano in campo con lo striscione, ovvero "Oggi e sempre antifascist3". Sì, antifascist3. Non abbiamo paura di dirlo. I nostri giocatori peraltro lo hanno scritto dietro la maglia da gioco che indossano ogni sabato con orgoglio. Le parole hanno un peso, e decidere di non usarne alcune significa prendere una precisa posizione.
Il sabato della partita per noi è un giorno di festa, comunque vada, quindi iniziamo a cantare per la nostra squadra.
L'emozione è tantissima per noi che portiamo avanti questo progetto da anni con fatica e con le nostre sole forze, senza le risorse degli sponsor e senza poter pagare i giocatori.
Veniamo poi a sapere che, durante tutto il corso della partita, i tifosi del San Vito (chiamati a raccolta tramite i social dalla stessa
Società e incitati dal Mister durante la partita) hanno offeso ripetutamente i nostri giocatori facendo loro del body shaming, umiliandoli dalla rete e, cosa ancora più inaccettabile, rivolgendo gravi frasi razziste nei confronti di un nostro giocatore ("Se si spengono le luci giocate in dieci"; "il 14 gioca nudo").
Quando ci dicono che lo sport non c'entra niente con la politica: questi insulti, protetti dall'anonimato della massa, dal tifoso accanto a te che accetta la mortificazione all'identità più profonda della persona, sono lo specchio di pregiudizi nella società.
Le cronache degli ultimi giorni ci parlano tra l'altro delle ennesime politiche migratorie razziste: un Decreto Sicurezza che incentiva il rimpatrio e vuole eliminare per il migrante che impugna il provvedimento di espulsione l'accesso al gratuito patrocinio è una politica che vuole di fatto negare un istituto di civiltà giuridica che trova fondamento nella Costituzione.
Perché sembrerà banale, ma i diritti fondamentali della persona spettano alla persona in quanto tale, indipendentemente da tutto.
A fine partita lasciamo i nostri striscioni sulle tribune, veniamo a sapere che sono stati bruciati dai giocatori del San Vito.
Tutto quanto avvenuto ha il sapore amaro della violenza e della prevaricazione. Siamo davvero amareggiati per quanto successo, in quasi dieci anni di esistenza è la prima volta che ci troviamo di fronte ad una Società del genere: gestita ai vertici da persone che non si assumono le responsabilità politiche connesse alla loro stessa tifoseria, che a volte dichiarano come sconosciuta e a volte esortano esplicitamente al tifo, che vive il calcio in maniera opposta alla nostra idea di sport.
Ancora una volta, ci troviamo di fronte al fatto che i valori che portiamo sul campo da gioco e fuori, antirazzismo, antisessismo e antifascismo non sono mai scontati ma anzi necessari. Ci sono società, come quella del San Vito, che sono a disagio poste di fronte a queste parole.
Parole che, è vero, si portano dietro un mondo intero: noi abbiamo deciso di farlo nostro questo mondo. E no, non siamo perfetti, non è facile. Abbiamo deciso di abbracciare questa complessità e questo richiede tanta fatica discussioni e anche delusioni. Ma significa anche alimentare una presa di coscienza collettiva, appartenenza e comunità.
Allora in alto i nostri colori, forza Trebesto e avanti il calcio popolare, fino a che ce ne sarà.
Scritto da La Redazione il 29/04/2026












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