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Edizione provinciale di Lucca


La storia del portiere LEONARDO CITTI: dalla JUVENTUS ai DILETTANTI

"A Torino sono cresciuto tanto, poi ho avuto tanta sfortuna e ora vorrei tornare a giocare in Toscana"

Una storia che vale la pena di raccontare, di un calcio che ti dà, ti illude e poi ti presenta il conto, magari togliendoti tutti i sogni. Dall'altare alla polvere, dall'essere dentro o a un passo da un calcio iper-professionistico, a quello di... casa, dilettantistico o pseudo tale, fatto di passione e tanti sacrifici.

Ecco, Leonardo Citti, classe 1995, portiere di Lucca, può raccontare le due facce di uno sport affascinante e bellissimo, ma anche duro e illusorio, specchio fedele di una società "usa e getta" che niente di perdona.

Una storia iniziata nel 2011 quando il quindicenna Leonardo dopo essere stato seguito dagli osservatori della Juventus, fu acquistato dalla Lucchese dove giocava negli Allievi Nazionali. Tre anni in bianconero, il passaggio in Primavera, poi gli allenamenti con la Prima squadra e il mito Buffon. Quindi un anno in Lega Pro, Gubbio, poi Pontedera, due stagioni ancora in Lega Pro, dal 2015 akl 2017. Poi da febbraio 2018, serie D vicino casa, Ghivizzanoborgo. Infine, ultima stagione, a Castelvetro, grazioso borgo a 25 chilometri da Modena, nell'Eccellenza emiliana.

Andiamo per ordine. Periodo Juventus, cosa ha significato per un ragazzo di quindici anni andare in un club così importate? "Penso di essere cresciuto tanto come persona - risponde Leonardo -  visto che sono partito di casa che ero un ragazzino. Ovviamente non è mancata la preparazione tecnica in campo, guidata dai maggiori esperti del ruolo, cito i miei ex allenatori Chimenti, Scarpello e Claudio Filippi, quest'ultimo attuale preparatore della prima squadra dellaJuventus. I ricordi indelebili sono ovviamente il primo allenamento in Prima squadra: giocavo negli  Allievi, ricordo che c'era la neve e mi trovai davanti dei campioni per una partitella. Davanti a me avevo come difensori... Bonucci e Barzagli. E poi i ritiri estivi di Chatillon, con circa 4000 tifosi agli allenamenti, la tournée americana a San Francisco Los Angeles e Miami, e poi, a causa dell'infortunio di Rubinho, ho fatto tre panchine in A, la prima a San Siro in Inter-Juve 1-1 con i fischi all’entrata in campo per il riscaldamento che penso non dimenticherò mai. Li ho capito cos’era la Juve per chi non la tifava, era la squadra da battere. E le due convocazioni in Champions con Copenaghen fuori casa e Galatasaray allo Juventus Stadium. Indelebili anche i ricordi delle vittorie della Coppa Italia Primavera e della Supercoppa Primavera con le sfilate davanti agli spettatori dello Stadium: ricordi che ti fanno venire i brividi".

In quel periodo anche le convocazioni con le Nazionali Under 18 e Under 19. Poi si apre una seconda fase, quella di "andare a farsi le ossa" come si suol dire, per verificare di "che pasta si è fatti". Ecco Gubbio e la Lega Pro. "Non è stata una parentesi semplice: arrivai in Umbria il 25 Agosto e davanti a me c'era un grande portiere come Iannarilli che mi fece capire cosa significa fare il portiere tra i "grandi" e cos’era la vera competizione. Per chi va avanti e chi invece rimane dietro!  Iannarilli è stato un grande compagno di squadra e tutt’ora lo sento ogni tanto. A gennaio eravamo nelle prime cinque posizioni e quasi sicuri di salvarci in netto anticipo. Alla fine siamo invece andati ai playout: risultato finale, retrocessione e zero partite giocate per me. Un anno durissimo. Poi arrivò il Pontedera che mi prese dalla Juve con un progetto di due anni, il primo di “formazione”, il secondo per esplodere. Nel primo anno giocai quattro partite. Ebbi la rottura del menisco una settimana prima del mio esordio in Coppa Italia con la maglia granata. Quindi esordio rimandato alle ultime partite. Il secondo anno invece è stato diciamo il più sfortunato che ho avuto nella mia seppur breve carriera. Strappo di secondo grado il 30 luglio in Coppa Italia a Foggia. Rientro dopo solo un mese per la prima di campionato con il Siena, alla fine dei conti, altro strappo. Per un titolare di tre strappi in ree partite e rientro effettivo dopo sei mesi a febbraio quando ormai i giochi erano fatti. È' li che ho perso il treno. E' da lì è iniziato diciamo il calvario per la ricerca di uno squadra".

Nuova stagione e ancora problemi. "Prima di Ghivizzano rischiai di passare a Livorno, ma non si concluse e a febbraio, a causa dell'infortunio del secondo portiere, mi chiamano. Ero il quinto portiere in una stagione. Mi promisero di rimanere. Venturi era d’accordo. Ma con l’arrivo di Pagliuca fui costretto a non rimanere. Voleva la quota".

E siamo arrivati a giorni nostri. Estate 2018. "A Ferragosto dopo vani tentativi per trovare squadra in D, accetto Castelvetro, composta da una staff particolare: Masitto (ex calciatore con trascorsi a Carrara e Lucca ndr) come primo allenatore e Andrea Rossi fino all’anno scorso alla guida dei portieri della Reggiana. Mi accontentano in tutto e parto, visto che mi viene data anche la possibilità di poter continuare i miei studi di Ecnomia. Quindi la scelta non mi precludeva nulla!"

L'esperienza è stata positiva. "È’ stato un anno bello, anche perché ho ritrovato la serenità di giocare, la voglia di aspettare e di rivivere la domenica dopo sei mesi passati a casa a mangiarmi lo stomaco. È’ stato un anno positivo personalmente, chiuso con trenta partite tra campionato e coppa Italia. Il calcio in Emilia è diverso da quello toscano, gli impianti sono stratosferici e le squadre forti, vedi la Correggese che ha stravinto il nostro girone".

Nonostante questo però Leonardo ora vorrebbe avvicinarsi a casa. "Vorrei provare a cimentarmi qua in Toscana e provare a far circolare il mio nome anche vicino casa, perché ho sempre tanta voglia e mandando a quel paese le regole degli under e degli over, penso di essere ancora giovane per dimostrare ciò che in passato, non sempre son riuscito a fare. La categoria? Non faccio un problema,  serie D o Eccellenza che sia. La serie D sarebbe ambita anche per sfatare questo mito che debbano giocare gli Under. Quest'anno il Modena ha scelto di far giocare l'Under e ha perso il campionato di serie D per i portieri. Con noi quest'anno si è allenato Narciso, un ex portiere che ha fatto tanta serie A e B, la spina dorsale di una squadra dal portiere alla punuta centrale dovrebbe essere formata tutta da elementi esperti".

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  Scritto da Gino Mazzei il 14/06/2019
 

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