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"Impianti fatiscenti: l'ITALIA è il terzo mondo calcistico"

Colpisce la povertà delle strutture nei club professionistici e tra i dilettanti la situazione ancor peggiora

"Chi gira per l'Europa si accorge subito: l'Italia è il terzo mondo. Non dico così per dire: Belgio, Olanda e Svizzera ci vedono realmente come noi guardiamo l'Africa". La frase è del direttore di un importante settore giovanile italiano, che non sta dissertando di politica economica: si riferisce alle strutture dei club di A per le giovanili. È comprensibile: i presidenti in Italia quasi sempre non re-investono o spendono sul mercato. L'Anderlecht, in Belgio, ha un budget annuale di 40-60 milioni (siamo al livello di una media Serie A) e regolarmente gira l'8-10% alle giovanili: negli ultimi anni ha speso 8 milioni per il centro sportivo. La Sampdoria un anno fa è stata a un torneo a Londra organizzato dal Barnet: ha trovato una struttura con 11 campi (!), discreto numero per una squadra di quinta serie...

GENOVA-NAPOLI 0-0
Trovate le differenze. Solo 5 squadre di A hanno un centro sportivo di proprietà, mentre la Samp fa allenare i ragazzi su due campi a Bogliasco e uno a Sori. Uno dei due di Bogliasco ha un sintetico vecchio di una decina d'anni, l'altro è di proprietà comunale e per gestirlo bisogna venire a patti con la Curia, che ha un diritto di utilizzo fino al 2019. Al Genoa, Primavera, Allievi (U17) e Giovanissimi (U15) usano quattro campi in quattro paesi diversi. Il Napoli fa allenare 7 squadre a Sant'Antimo, in un centro con un campo a 8, due più piccoli e un solo campo a 11 in sintetico, non proprio di ultima generazione... Spesso quel campo viene usato da due squadre contemporaneamente, dettaglio che fa capire: nonostante gli sforzi di Grava e degli altri uomini delle giovanili, le strutture e gli investimenti non sono minimamente all'altezza di un club così importante.

REGOLE ALLA FRANCESE

Le giovanili di un club di A meriterebbero una struttura minima: un centro sportivo con 4-5 campi, illuminazione e una palestra di qualità più sale video, spogliatoi e un convitto. Così si crea un ambiente unico, così si possono curare i campi, così medici, fisioterapisti e allenatori possono lavorare con più squadre. In Italia però il centro sportivo è un'eccezione. Milan e Inter affittano strutture di qualità (e va bene), Roma-Juve-Atalanta sono proprietarie, con i nerazzurri da applaudire: con un budget inferiore, lavorano da big. "I centri sportivi in Italia sono peggio degli stadi - dice Beppe Marotta, a.d. della Juve -. Andrebbero introdotti i crediti formativi per l'aggiornamento dello staff e ideati nuovi criteri per la ripartizione dei diritti tv: non solo a chi ha un grande bacino d'utenza ma anche a chi investe nei centri sportivi. È una provocazione, però...". Però all'estero funziona più o meno così. In Francia una parte del denaro viene ripartito in base alla qualità di allenatori e strutture. Da noi invece al massimo si programma. Il Torino aspetta a breve il via libera per una cittadella dello sport in zona Filadelfia, il Carpi sogna un centro sportivo, il Verona ha preso in gestione l'antistadio. La Lazio punta ad avere tutti i ragazzi a Formello e il Frosinone sta per portare il settore giovanile alla Città dello Sport di Ferentino. I prossimi mesi divideranno le parole dai progetti, diranno chi promette e chi mantiene. L'Anderlecht intanto su quei campi moderni allena nuovi Praet, nuovi Tielemans, nuovi Lukaku. Basterà vendere uno di loro per ripagare tutto il centro sportivo. Sicuri che siamo noi quelli furbi?

fonte: www.gazzetta.it

Prendiamo lo spunto da questo articolo pubblicato su gazzetta.it per ribadire un concetto che esprimiamo da tempo. Qua si parla di settori giovanili professionistici e delle lacune del calcio italiano, noi vogliamo allargare il concetto sul calcio a noi più vicino, quello delle società dilettantistiche e sulla paurose carenze che giornalmente devono vivere. Impianti fatiscenti, strutture pericolanti, campi tenuti male, incuria. Chiaramente non generalizziamo, ma è vero che il salto di qualità da compiere è davvero notevole. Chi lo ha capito e ha investito sulle proprie strutture oggi è un privilegiato, ma la strada è ancora lunga per un movimento vastissimo.

Gino Mazzei

 
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  Scritto da La Redazione il 03/03/2016
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