Zeman, quando l'ortodossia si sposa con il calcio
torna indietro Il racconto dell'incontro di Lucca tra gli allenatori e il boemo

Potrà non piacere, si potrà dire che è rimasto ancorato ad un calcio "antico" (ma quale?), che le sue squadre hanno sempre avuto difese colabrodo (ma anche attacchi al fulmicotone...), che il calcio (è la vita...) sono fatti per persone che sanno "adattarsi" e galleggiare su tutte le barche. Certo è che Zdenek Zeman, visto anche da vicino, rappresenta quanto di più il termine "ortodossia" gli calzi a pennello.
Stiamo naturalmente parlando di calcio, di principi, di valori, di una "fede" in quello che si crede che trova in lui forse l'espressione massima. Finora l'avevamo visto in tv, avevamo seguito le sue squadre, quelle che abbiamo pensato avessero sempre un "marchio comune", una sorta di "Made in Zeman", che le contraddistinguessero. Nel bene e nel male, naturalmente, con pregi e difetti.
A vederlo "live", nel corso della bella serata all'Hotel Guinigi di Lucca, a confronto con oltre 200 allenatori arrivati un po' da tutta Italia, certe convinzioni si sono rafforzate, o hanno avuto le loro conferme.
C'era la paura che il boemo, famoso per i suoi silenzi, le sue frasi secche, potesse non essere il personaggio giusto per un confronto a 360 gradi. Tutto dissolto invece. Certo, non è e non sarà mai un parlatore, però con il suo linguaggio asciutto e senza fronzoli, il suo sorriso freddo, ha strappato applausi e soddisfatto tutte le domande.
Padrone di casa Francesco D'Arrigo, presidente della sezione lucchese dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio che ha curato ogni dettaglio della serata con l'aiuto di Adriano Cadregari, altro personaggio del calcio italiano, che come lui, da un po' di tempo ha scelto di portare il suo contributo alla Scuola Allenatori, diventando docente. Con loro anche Luciano Casini, presidente regionale dell'AIAC.
Così dopo un video di presentazione sul personaggio Zeman, D'Arrigo e Cadregari con l'aiuto della grafica di un computer, hanno preparato una serie di domande, partendo da citazioni filosofiche o calcistiche. Prima, però, una carina introduzione proprio di Cadregari su Zeman. "Voi lo conoscete meglio di me - dice rivolgendosi alla platea - avendolo visto tante volte in tv, io invece voglio raccontarvi un episodio che mi riguarda. Allenavo il Siracusa in C1 e volevamo comprare un giocatore che aveva allenato Zeman. Così volevamo saperne di più e lo contattai: ero emozionato, per me lui era sempre stato un mito. Mi rispose, gli dissi del giocatore, chiesi com'era, se poteva giocare in C1, gli feci un po' di domande. Dall'altra parte, il silenzio per oltre quindici secondi. Disse solo "con me giocava". Non sapevo cosa dire. Attaccai il telefono. Poi ho capito il suo messaggio che è straordinario. Per me lui è unico."
Zeman ascolta e lo guarda, poi sorride, alla sua maniera, con gli occhi che brillano. "Mi vuoi far piangere..." Poi, rivolto al pubblico. "Siete in tanti, mi spaventate, devo stare attento a quello che dico. Volete sapere qualcosa del mio calcio? Vi dico solo che non credo che sia il migliore, ma solo che è il mio. In questi anni ho cercato sempre di migliorarmi per dare soddisfazioni alla gente e per far crescere i calciatori a mia disposizione."
Poi si alza, va verso una lavagna per disegnare il suo modulo, il 4-3-3, un marchio di fabbrica. "Nel mio paese si è sempre giocato così. Per me è il sistema di gioco migliore, quello che permette di occupare meglio il campo in largo e in lungo." Disegna il modulo. "Come vedete qua si può fare la ricerca dei triangoli, ne abbiamo da tutte le parti. Se giochiamo in tre in tutte le zone del campo, allora si può fare. Le "catene" più importanti sono quelle di destra e di sinistra."
Un primo concetto importante. "Mi si dice che ho sempre delle difese scarse. Io rispondo che le mie squadre hanno conquistato sempre tanti palloni. Io dico che mi difendo meglio di altri. Questa è la mia idea. Perchè ci si deve difendere in area di rigore? Noi ci difendiamo andando a pressare i difensori avversari che sulla carta hanno meno qualità tecnica degli attaccanti."
Una filosofia di gioco che nasce da lontano e che Zeman non ha mai cambiato. "Per me il calcio è un gioco. Ho sempre cercato di divertire e di far divertire gli altri. Per me calcio è dare emozioni e riceverne. A me non interessa uscire dal campo con una sconfitta pesante se ricevo gli applausi convinti del pubblico. Per me questo è quello che conta. Oggi prevale il calcio business dove non si sa il motivo per cui vincono o perdono. Io invece li voglio sapere."
D'Arrigo mostra una slide con delle dichiarazioni di Pep Guardiola su Zeman che lo giudica "uno che ha grande coraggio", che "le sue squadre sono belle da vedere" e che si professa suo grande ammiratore. CI sono analogie tra Zeman e Guardiola. "Io direi poche. Pensavo quando era al Barcellona che fosse un allenatore normale. Con quella squadra vincevano tutti. Mi sono invece ricreduto quest'anno quando è andato al Bayern al quale ha fatto compiere un salto di qualità. Non è perchè non ha vinto la Champions League che è scarso. Per me è il miglior allenatore attualmente. Quanto alle idee, è chiaro che lui basa tutto sul possesso, io invece lo odio. A me piace verticalizzare, andare dentro, ho poca pazienza."
Ma un allenatore deve rimanere fermo alle sue concezioni di gioco o è bravo se riesce a cambiare? "Ogni allenatore deve avere la sua base e lavorare sulle proprie idee. Non deve scimmiottare gli altri. Le idee sono importanti, va cercata la strada per poterle mostrare. Ognuno deve difendere il proprio patrimonio, ricordandosi però che c'è sempre da imparare. Io non muto la mia concezione di gioco, perchè è quella che mi ha dato le soddisfazioni. Io credo in quello che faccio e ci insisto anche a costo di pagarlo."
Zeman sinonimo di calcio offensivo. Ma si devono distinguere le due fasi di gioco o sono parte unica. "Le due fasi hanno la stessa importanza. E' chiaro che al giocatore piace più attaccare che difendere, questo lo capisco. Devo però capire che esiste la fase di non possesso e allora serve lavorare insieme. Quanto tocca la palla un giocatore nel corso di una partita? Pochissimi minuti. Allora cosa serve fare nel restante tempo? Che si muova, che si smarchi, che copra, che raddoppi, che giochi insieme ai compagni."
Viene chiesto: quanto è importante il suo carisma nell'imporre certe idee di calcio" "Non so se ho carisma, vedo che dove vado i giocatori inizialmente si spaventano... Chi è una guida deve essere preparato. Io cerco di parlare poco per dire meno stronzate possibili."
Un'altra slide con alcune frasi di Rafa Benitez. Poi la domanda: i suoi concetti calcistici li trasmette sulla ripetizione di schemi oppure sulla costruzione di principi di base? O meglio: si lavora solo per schemi o si lascia libertà ai giocatori? "Un allenatore deve dare un'impostazione. Si deve lavorare su schemi, alla ricerca di tempi e spazi. La fantasia serve quando non c'è altra possibilità, quando sei solo contro tre. In altre condizioni no. Non deve esistere il concetto del passaggio fine a sè stesso."
Sono quindi i giocatori a doversi "adattare" a Zeman e non viceversa. "Ho sempre avuto la fortuna di poter fare le squadre secondo le mie idee. Scelgo gli elementi che servono alle mie necessità. Io voglio che le mie squadre siano sempre lassù ad attaccare. Ricordo che quando presi Signori a Foggia, lui amava giocare a centrocampo, in mezzo. Lo salutai dicendogli "ciao bomber", lui non capiì, nella stagione precedente aveva segnato solo 4 reti. Poi avete visto come è andata con lui..."
Tempi di gioco, concetti importanti. Ma come ci si lavora? "Ci si perde tanto tempo con diverse esercitazioni. Chi l'ha detto che si deve giocare di prima? Servono i tempi e gli da utilizzare. Devi dare il tempo ad un compagno di raggiungere una certa posizione."
Nessun compromesso per Zdenek Zeman. "Il calcio è sempre meno un gioco. Si deve ritrovare la sua vera essenza. Il calcio lo facciamo noi, se non c'è passione è inutile farlo."
E le bugie? Quante ce ne sono in questo ambiente? "Nel calcio non si può dire quello che si pensa. E' vero che ci sono anche le bugie "positive", quelle dette a fin di bene. Guardate le interviste di noi allenatori? Sono tutte uguali, qualcuno per forza non sta dicendo quello che pensa."
Poi un discorso sui giovani. Zeman ha sempre avuto il coraggio di lanciarli. "Oggi in Italia si preferisce perdere con gente famosa e pubblicizzata. Ai giovani non si dà possibilità. Io ho sempre pensato che se erano pronti, dovevano andare. Giovani o vecchi non cambia niente, servono le risposte dal campo e che facciano quello che l'allenatore richiede."
Continua il ping pong tra le domande del pubblico e quelle preparate dalla coppia Cadregari-D'Arrigo. Quest'ultimo parla di anima libera e rara, del senso di benessere che trasmette la figura di Zeman e del grande seguito che lui ha ancor'oggi in tanti allenatori e tifosi. "Io mi sento oggi come se allenassi ancora in Prima categoria. Per me il calcio resta uguale. Non sono le parole che contano, ma i fatti. Se le mie squadre piacciono, per me questo è bello. Se ci applaudono significa che qualcosa di noi è piaciuto. Parlare per me è risultato sempre difficile, preferisco il lavoro sul campo."
Poi la chiusura, sempre in "stile Zeman". "Ringrazio tutti voi che siete venuti." Poi, rivolto a D'Arrigo. "Se c'eri solo tu, certo che non venivano..."
Risatona generale e applausi scroscianti, quindi la corsa a fare foto con il boemo e alla firma di autografi. Ce ne andiamo con la serenità e la leggerezza del messaggio di Zeman. In un calcio che spesso noi stessi "complichiamo", la sua straordinaria "ordinarietà" e semplicità ci rallegra non poco. Non sarà (per tanti motivi...) un allenatore da grandi piazze (anche se ci è stato...) o uno da condividere in toto, di alcune cose però siamo pienamente convinti. Difficile veder bene movimenti d'attacco come in una squadra di Zeman, difficile ritrovare una piena identificazione squadra-tecnico in una sua creatura. E poi, consentiteci, una digressione sui giovani e sul calcio giovanile: nella crescita di un giovane calciatore, una bella stagione con Zeman... non dovrebbe mai mancare...
Scritto da Gino Mazzei il 30/05/2014



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