"SVALUTATO il LAVORO dei DILETTANTI e la FIGC ne è COMPLICE"
La Polisportiva Carli Salviano dice la "sua" sui problemi che affliggono il nostro calcio

La mancata qualificazione (la terza consecutiva) della Nazionale Italiana alla prossima Coppa del Mondo, che si svolgerà in Canada, Messico e Stati Uniti d'America tra l'11 giugno ed il 19 luglio 2026, ha lasciato (e lascerà) strascichi pesantissimi per quanto riguarda il nostro pallone.
Interessante il post della Polisportiva Carli Salviano, che prova a fare luce sui problemi che affliggono ormai da troppi anni il nostro calcio:
Questa generazione di calciatori professionisti viene ormai selezionata a 5, 6, massimo 7 anni.
A quell’età le società professionistiche decidono su chi investire, sottraendo i bambini alle realtà dilettantistiche.
Li prendono e, in molti casi, li portano anche a 100/150 km da casa.
Il punto è che tutti quelli che potrebbero svilupparsi più tardi — a 10, 11 anni, come accadeva un tempo — oggi vengono già considerati fuori tempo massimo per il sistema professionistico.
Il problema è tutto qui.
I bambini dovrebbero restare nei settori giovanili delle società dilettantistiche almeno fino ai 10/12 anni.
Solo in una fase in cui lo sviluppo fisico e cognitivo è più strutturato ha senso fare delle scelte, senza rischiare di perdere talento e, soprattutto, permettendo ai ragazzi di crescere nel divertimento e non sotto la pressione di essere un investimento.
La FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio ha consentito che questo modello si affermasse, diventando di fatto complice di un’impostazione che finisce per svalutare il lavoro delle società dilettantistiche, mentre si continua a esaltare il ruolo dei “professionisti” dei club strutturati, spesso eretti a riferimento unico su come si dovrebbe insegnare calcio.
E poi c’è un’altra domanda, che prima o poi andrà affrontata: è davvero normale arrivare a giocare a 11 solo a 14 anni?
È il momento di riprenderci il futuro.
Ripartendo dal calcio vero, quello delle società dilettantistiche: fatto di passione, di territorio e anche di allenatori senza patentino, ma con 40 anni di esperienza sui campi di periferia.
Scritto da La Redazione il 02/04/2026
















