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"PARTITELLE ILLEGALI? No grazie. Noi RISPETTIAMO le REGOLE"

L'intervento di Fabrizio Mancini, direttore del "Centro formazione calcio" che evidenzia come troppo spesso le direttive siano disattese

I campi di calcio di settore giovanile tornano piano piano a ripopolarsi. Parlare di "normalità" e ancora un concetto un po' astratto, ma intanto ci sono segnali che inducono all'ottimismo. Il calcio e lo sport in genere, mancano ai ragazzi rinchiuisi in casa ormai da troppo tempo. Manca ancora il "gusto" delle partite, del contatto, dell'agonismo, delle gioie dei successi e le amarezze per gli insuccessi. Presto si spera che tutto questo ritorni. 

Intanto, nella più classica forma di "italianità", tornano i "furbetti", quelli cher trasgrediscono le regole in vigore (LEGGI QUA), magari in mancanza della necessaria "fantasia" per svolgere dei buoni esercizi per migliorare la tecnica dei ragazzi.

A tal proposito riceviamo l'intervento di Fabrizio Mancini, fiorentino, direttore del "Centro Formazione Calcio", che sull'argomento fa delle importanti precisazioni.

Sfilo in prossimità dei campi di calcio e troppo spesso constato come le direttive relative agli allenamenti con distanziamento vengano completamente disattese.

Vedo proporre esercizi di contatto e contrasto, vedo giocare partite e mini partite come se non esistesse alcuna precisa disposizione in merito e mi chiedo che senso abbia tutto ciò, soprattutto se a proporlo sono allenatori che fino a ieri l'altro erano silenti davanti alla sospensione dell'attivita' e a consentirlo sono società che fino a due settimana fa sostenevano la necessità di non allenarsi per evitare di generare situazioni di potenziale contagio.
Credo sia bene aver chiari alcuni concetti.

Da settembre ad oggi l'attività del calcio non è mai stata sospesa per disposizioni governative o federali (figc). Al contrario, eccetto alcuni momenti di colpevole caos, sia il Ministero dello Sport piuttosto che la FIGC hanno ribadito che gli allenamenti potevano svolgersi in forma individuale e con distanziamento. A tale proposito la FIGC ha studiato e divulgato un protocollo tecnico molto preciso e puntuale.

La chiusura era un atto delle Società che di fronte a delle opacità circa le responsabilità che eventuali accadimenti avrebbero potuto generare, hanno preferito non assumersi alcun rischio. Una scelta che personalmente ho faticato a condividere, ma che il mio ruolo mi imponeva di rispettare. In quei giorni avevo posizioni critiche e mi sono impegnato affinché l'attività potesse riprendere al più presto e in sicurezza.

Oggi che siamo tornati ad allenarci, il nostro staff è impegnato a rispettare con scrupolo, in campo e fuori, le direttive in vigore. Se avessi dovuto ascoltare le mie personali convinzioni circa la situazione che stiamo attraversando, avremmo dovuto proporre altro. Ma siccome decine di famiglie con una sensibilità e un vissuto molto diverso fra loro, ci affidano i loro figli, credo sia fondamentale non disattendere le loro fiducia, partendo innanzi tutto dall'osservanza delle disposizioni emanate da Governo e Federazione.

Resto quindi perplesso (uso un eufemismo) quando invece constato che molti allenatori e molte società ignorano tutto questo. Con alcuni di loro mi è capitato di confrontarmi, e a mia domanda sul perché non proponessero esercitazioni induviduali e distanziate oltre che fare giocare le partite, ho avuto risposte per lo più superficiali.
Io, lo staff che dirigo e la società che rappresento, riteniamo che il nostro ruolo e la nostra missione ci impongano di educare al rispetto delle regole.

Per questo ci siamo approcciati a questo passaggio della nostra parabola sportiva con grande positività e creatività imponendo a noi stessi di cogliere le opportunità e non soffermarci su quelli che potrebbero apparire come divieti penalizzanti o limitanti.

La sfida é appena iniziata, ma i riscontri avuti in questi primi dieci giorni sono stati entusiasmanti, alla faccia di tutti coloro che non mostrano il minimo rispetto di chi gli affida i propri figli. Chi non condivide i protocolli deve e può esprimere il proprio dissenso nei tempi, nei modi e nei luoghi deputati. Non farlo e poi trasgredire ogni regola sul campo è un atto di totale immaturità e superficialità.

Fabrizio Mancini
Direttore Centro Formazione Calcio - asd Lastrigiana

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  Scritto da La Redazione il 28/01/2021
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