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Edizione provinciale di Lucca


"Io ALLENATORE, positivo al CORONAVIRUS, vi racconto la mia STORIA"

Andrea Petroni guida il Ponte Buggianese in Promozione, ma ora il calcio non è una priorità

Nessun problema a raccontare e a raccontarsi. Il coronavirus è (purtroppo) il “convitato di pietra” presente ora nelle giornate di tutti noi. Una storia perversa che sta cambiando le nostre esistenze. Nessuno è al riparo, c’è chi lo ha avuto e magari non lo sa, c’è chi purtroppo ne sta pagando un duro prezzo.

Tanti i casi ormai di personaggi conosciuti definitivi “positivi”, anche nel “nostro” calcio, quello minore, e toscano, ecco quello di Andrea Petroni, allenatore del Ponte Buggianese, squadra che abbiamo lasciato al sesto posto nel girone A della Promozione, in piena corsa per un posto nei play-offs. Già, quei play-offs che ora sembrano un miraggio per tutti, perché è davvero difficile capire quando e come ripartiremo.

Lucchese di Segromigno, 55 anni, Andrea è in isolamento da quel venerdi 4 Marzo, quando il tempone fatto rivelò la sua positività al virus. “Maledetta” quella cena al ristorante del paese insieme a tanti amici: fu lì qualche giorno prima che Andrea fu contagiato, insieme ad altri, uno di questi è ancora in lotta per la vita all’ospedale Careggi di Firenze.

“E’ vero, è andata così – dice a TOSCANAGOL – e io posso ritenermi fortunato perché non sono mai stato ricoverato. Mi è arrivato in  forma lieve, solo qualche linea di febbre all’inizio, poi per qualche giorno niente. Una settimana fa mi è tornata, ora però è tutto ok”.

Venerdì 20 scadono i quindici giorni e Andrea conta di superare la quarantena. “Non so se farò il tampone. Aspetto di saperlo. Sapere importante per me e per la mia famiglia”.

Già, perché la quarantena è valsa per tutti: per la moglie Cinzia e per le figlia Clarissa, 20 anni. Un’altra figlia Martina convive, mentre la terza Rachele è invece un medico e lavora all’ospedale di Careggi a Firenze dove abita. “Viviamo ognuno in una camera diversa, abbiamo un bagno personale e non possiamo certo stare insieme. Ognuno mangia per conto suo. E’ un’esperienza durissima”.

Ex calciatore a livello professionistico con le maglie di Lucchese, Cuoiopelli, Reggina, Pro Vercelli, Pontedera, Pavia e Olbia, Andrea Petroni è da anni allenatore conosciuto e apprezzato. Per lui buonissimi risultati con Pieve a Nievole e Anchione, poi Uzzanese, Lampo, Lammari in Eccellenza, quindi Lampo e Ponte Buggianese in Promozione. “Ora al calcio però non riesco a pensare. E’ un momento buio per tutti. Mi domando solo se il calcio dilettantistico riuscirà a ripartire”.

Andrea ricorda la partita vinta a Lammari lo scorso 1 Marzo. “Era un campo difficile e aver conquistato quei tre punti ci ha consentito di tornare a sperare di conquistare un posto nei play-offs”.

Quella domenica però Andrea non stava già bene. “Ero spossato, avevo mal di testa e così la settimana successiva non mi sono presentato agli allenamenti”. Poi la doccia fredda e la positività. “Ho avvertito la squadra e la dirigenza con un messaggio audio. Era uno scrupolo di coscienza che dovevo fare. Successivamente ho visto che nessuno del Ponte è stato chiamato per accertamenti, e, soprattutto, che nessuno è stato contagiato”.

I primi giorni sono stati quelli più duri. “La febbre è arrivata al massimo a 37,3, io mi sentivo sempre stanco e avevo mal di testa, le tempie che mi facevano male. Tosse? Non molta, ma in ogni caso erano diversi giorni che l’avevo”.

Lo stato d’animo è facilmente comprensibile. “Situazione non facile da descrivere. Ho certo di riposarmi, di riprendermi. Adesso è più di una settimana che non ho febbre e dunque mi svago alla tv, leggo libri e da tre giorni esco anche a fare due passi in giardino”.

Andrea vuole ringraziare “tutti gli amici, colleghi allenatori, giocatori attuali e del passato che ho avuto, dirigenti che mi hanno telefonato o mandato dei messaggi. Mi sono stati di conforto”.

E il suo messaggio per tutti noi? “Ritengo di essere stato molto fortunato rispetto a tanti altri. Diciamo che non è stato facile vivere questa storia. La speranza è che tutto finisca, ma per far sì che accada molto presto dipende solo dal nostro corretto comportamento”.

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  Scritto da Gino Mazzei il 18/03/2020
 

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