"Sapevo che c'era da rischiare, era una lotta contro i mulini a vento"
MARCO BRACHI racconta la sua esperienza alla FORTIS JUVENTUS e spiega perchè se n'è andato

Marco Brachi conferma a TOSCANAGOL (CLICCA QUA) la decisione di chiudere l’esperienza con la Fortis Juventus. Sono stati quattro mesi durissimi per una squadra che non è riuscita mai a trovare continuità di risultati in un girone “infernale”.
“Sì, basta, ieri abbiamo deciso con la società di comune accordo. Tutto troppo difficile, ma lo sapevo quando ho accettato, ho rischiato e non è andata bene. Pace, si guarda già avanti.”
Il tecnico non rinnega però niente. “Sono stato bene, ho dato tutto me stesso e mi dispiace il doppio. Mi hanno rispettato e aspettato, però era un lottare contro i mulini a vento in un girone impossibile con un budget impossibile per quella realtà. Fare le squadre a gennaio poi è una tombola…”
Un campionato che si sapeva fosse altamente competitivo- Una differenza netta tra i gironi D ed E. “Una categoria sopra, come se ci fosse ancora la C2. Basta guardare gli attaccanti dei due gironi e le carriere dei giocatori che compongono le rose.”
E dire che la Fortis Juventus aveva chiesto espressamente di essere inserita nel girone emiliano-veneto… “Difatti, lo sbaglio della società con quel budget è stato quello di voler fare quel girone: è stato un suicidio.”
Proprio questo coefficiente altissimo di difficoltà però è stata la molla per cui Brachi ha voluto ugualmente tentare. “E’ un girone affascinante bello e ho accettato la sfida proprio perché sapevo di confrontarmi con realtà di un certo tipo.”
Brachi poi lo conosceva bene avendolo fatto nella stagione precedente con lo Scandicci. “Ma quest'anno è tutta un'altra cosa. Lo Scandicci è subito tornato nell’altro, io l’avevo avvertiti l’anno scorso, l'avevo già fatto con il Forcoli e avevo visto che era più difficile. In Emilia Romagna e Veneto ci sono venti società professionistiche che fanno il campionato Primavera, i giovani stessi sono di un'altra categoria rispetto ai nostri che prendiamo da Berretti o Promozione o Eccellenza e che pagano inevitabilmente lo scotto!!! Per non parlare di giocatori di C o di B che scendono in quel girone.”
La consapevolezza e la serenità è di chi ci ha ugualmente provato. “Ho messo tanta professionalità e grande motivazione e e non ho niente da rimproverarmi, solo che non so se sono la persona giusta per prendere una squadra in corsa: io ho bisogno di lavorarci con le mie squadre, mi piace giocare e non buttare la palla!!! Ho portato professionalità, tanti video, sapevano tutto su avversari e si sapeva stare in campo, ma preso il primo goal era una squadra “morta” che si era abituata a perdere e questo non mi andava giù. Sì dava sempre l’idea di fare partita noi, ma alla prima occasione si prendeva gol e tutto era vanificato.”
E ora? Cosa farà Marco Brachi? “Ritornerò a vedere le partite di mio figlio Niccolò: il Pontassieve è al comando della classifica in Prima categoria. Lascio passare un po’ di tempo e vedo quanto mi manca questo calcio. Questa estate quando ero fermo ho dato una mano al Pontassieve a scegliere mister e direttore. Sono contento che vanno così bene!!! Chissà che dopo una scelta così felice alla prima mossa, non mi si aprano le porte per un altro ruolo...”
Scritto da La Redazione il 26/01/2016
















