VIDEO, MARCELLO LIPPI si "racconta" nell'incontro con gli allenatori
A Lucca il tecnico campione del mondo con l'Italia ha ripercorso la sua carriera nella serata a lui dedicata
Due ore con gli occhi e la mente catalizzati su un personaggio che ha scritto la storia del calcio italiano. Come un "magnete" Marcello Lippi ha affascinato tutti con la personalità e il carisma che l'hanno reso grande. Dopo anni di incontri (lo hanno chiamato persino in diverse Università) e di racconti sulle sue imprese calcistiche, per la prima volta Lippi ha parlato agli allenatori della sua provincia, Lucca, che hanno gremito una delle sale dell'Hotel Guinigi.
Due ore di altissimo livello, una di quelle serate che non vorresti finissero mai, perchè Lippi si è "raccontato", ha ripercorso la sua carriera da allenatore, ha raccontato tanti aneddoti in un clima davvero amichevole e simpatico. E' partito da quando gli proposero di iniziare ad allenare la Primavera della Sampdoria, agli anni di serie C, a Pistoia, a Lucca, poi Cesena, Bergamo, Napoli. Anche lui ha fatto la cosiddetta gavetta, anche lui (vedi Pistoia e Napoli) ha lavorato in ambienti dove le situazioni economiche erano difficili.
Poi l'arrivo alla Juventus e la sua consacrazione, le vittorie, i campionati, la Champions League. "Stasera non faccio il professore - ha detto più volte Marcello - ma vi racconto come ho fatto io l'allenatore. Ho allenato anche in C, non solo le grandi squadre. Anche lì si possono vincere degli "Scudetti", come a Bergamo quando siamo arrivati a sfiorare la qualificazione UEFA, oppure a Napoli dove per sette mesi nessuno è stato pagato e dovetti inventarmi tante cose per fare motivazioni al gruppo."
Ecco il gruppo: Lippi ha spiegato agli allenatori che è giusto essere preparati, saper portare in campo le proprie idee, parlare di moduli, ma che non si vince con questi. Serve rapportarsi con i giocatori, creare con loro un empatia, stabilire un rapporto. "In Nazionale siamo riusciti a far ritrovare ai giocatori l'amore per la maglia azzurra. A un certo punto volevano venire tutti, anche quando erano infortunati. Significa che siamo riusciti a trasmettere certe prerogative a livello psicologico."
Eccolo il Lippi-carismatico, quello che ti ammalia con uno sguardo, quello capace anche di usare termini forti all'interno di uno spogliatoio, ma anche con i media. Quello capace di gestire non solo campioni, ma autentici fuoriclasse, come Zidane, "lui è stato il più grande nel periodo susseguente a Maradona. Era un leader naturale, uno di quelli che la quotidianità sanciva con i suoi umili gesti."
Uno Zidane, ecco un aneddoto, che Lippi la sera trovava a giocare a piedi scalzi in Piazza San Carlo a Torino con i suoi amici algerini. "Gli dicevo di tornare a casa presto e di stare attento che in terra poteva trovare vetri o quant'altro: è lui mi rispondeva di stare tranquillo, che giocava con i suoi amici di infanzia."
Poi il suo rapporto tormentato con Baggio. "L'ho avuto alla Juve e in Nazionale. Poi esplose Del Piero e la società gli propose un rinnovo di contratto che lui non accettò. Andò al Milan, poi lo ritrovai all'Inter e lui preferì andarsene con un atteggiamento che non ho capito."
Già, l'Inter e un amore mai sbocciato. "Sono successe cose inspiegabili, era un grande ambiente ma non accettava la mia "juventinità" e ogni volta che c'era qualcosa me lo facevano pesare. Io non potevo certo tradire o rinnegare i miei anni in bianconero. Ricordate però che io non ho fallito all'Inter. Sono arrivato dopo un tredicesimo posto e dieci allenatori cambiati in due anni, siamo arrivati terzi e qualificati ai preliminari di Champions League, siamo arrivati in finale di Coppa Italia. Poi cosa successe? Che io già al termine di quella stagione avevo maturato la voglia di andarmene. Avevo un contratto importante, ma non mi interessava, pensavo di poter andare in altre piazze. Un giorno mi incontrati con Moratti per dirgli questo, poi telefonò Tronchetti Provera e quando seppe le mie intenzioni cercò di farmi cambiare idea. Venne anche lui a parlarmi e mi convinsero. Ripartimmo, ma poi ricordate a Reggio Calabria la prima giornata di campionato? Primo tempo ottimo in vantaggio di un gol, secondo tempo scandaloso con tanta presunzione e sconfitta per 2-1. A fine gara dissi prima ai giocatori, poi alla stampa, che se fossi stato il presidente dell'Inter avrei cacciato allenatore e giocatori. All'indomani lui mi chiamò e mi disse che quelle dichiarazioni lo avevano messo in difficoltà. Gli dissi che non c'erano problemi, ma che in quel momento io non mi sarei mai dimesso. Mi avevano convinto a ripartire, ora se volevano mi cacciavano. Lo fece e il giorno dopo ero in Caprera con la mia barca..."
Con Enrico Castellacci poi si è tornati ai Mondiali del 2006. Marcello precisa che quella squadra aveva mandato segnali precisi sulla sua forza da tempo. "Avevo chiesto alla Federazione di giocare amichevoli importanti perchè volevo testare il gruppo. Andammo a vincere in Olanda giocando una grande partita, poi a Firenze, nel marzo 2006, battemmo alla grande la Germania. Dovevamo giocare anche con il Brasile, ma chiese 2 milioni di euro e tutto saltò. Avevamo una squadra forte, giocatori che si esaltavano in Nazionale, che si sentivano tra loro al telefono, ci tenevano sempre in contatto. La vicenda di "Calciopoli" non ha fatto altro che unirci ancor di più. Non avevano da nascondere o vergognarci di niente. Poi i problemi erano tutti in Italia, all'estero nessun giornalista ci ha mai fatto domande sull'argomento."
Il cammino trionfale, poi la vittoria ai calci di rigore. "Nella mia carriera ho vinto una Champions League a Roma ai rigore, ne ho persa una a Manchester contro il Milan, poi ho vinto un mondiale. Ecco, a Roma tutti li volevano battere, erano pronti e carichi, a Manchester invece erano tutti con gli occhi bassi, tanto che a un certo punto dissi che li avrei battuti io. A Berlino invece a parte Gattuso che lo disse subito, volevano tirarli tutti."
Nel mondiale 2010 invece il fallimento. "Avevamo perso i leader del gruppo come Buffon e Pirlo, l'altro, De Rossi era al 40%. L'unico errore che mi rimprovero è di non aver portato Giuseppe Rossi che stava facendo bene nel Villareal. Troppi vecchi per riconoscenza? Ci sta, ma dovevano far parte di un gruppo e senza Buffon e Pirlo tutto fu vanificato. In ogni caso era un'Italia che non poteva permettersi di perdere contro Slovacchia e pareggiare contro Nuova Zelanda e Paraguay..."
Lippi voleva portare Nesta a quel mondiale. "Lui aveva detto basta con la Nazionale. Pirlo che è suo amico però mi disse che voleva convincerlo a tornare. Andai a parlarci a Milanello, sapevo che era difficile ma ci credevo. Inveve alla fine disse di no. Volevo giocare con la difesa a tre, con Nesta, Cannavaro e Chiellini. Chiamai Bonucci, ma non era la stessa cosa."
Tanti racconti, tanti aneddoti, come il racconto dell'esperienza in Cina. "Abbiamo fatto cose importanti. Là ci allenavamo nel tardo pomeriggio visto che le condizioni climatiche sono pazzesche. Avevamo fatto un bel gruppo di lavoro, la sera stavamo sempre insieme per parlare di lavoro. Poi però a gioco lungo ho avvertito il peso di stare tanti mesi senza tornare a casa. Lo feci presente al grande capo, la situazione è andata avanti, poi ho preferito lasciare. Avevo lasciato però là i miei uomini, ma hanno preferito cambiare tutto, chiamando uno come Scolari."
Francesco D'Arrigo, organizzatore della serata nella sua veste di presidente AIAC di Lucca, ha dovuto fermare le domande per lasciar spazio nell'ultima parte della serata a Massimiliano Maddaloni collaboratore tecnico di Lippi nell'esperienza cinese, che ha mostrato con l'aiuto del maxi schermo alcune esercitazioni sviluppate in allenamento. Poi l'applauso finale e il saluto a un personaggio, con la speranza, visto che stavolta ha parlato al passato, di rivederlo presto su una panchina.
GUARDA IL VIDEO QUA SOTTO CON ALCUNE BATTUTE DI LIPPI A TOSCANAGOL RILASCIATE NEL RISTORANTE DELL'HOTEL GUINIGI
Scritto da Gino Mazzei il 20/10/2015






.jpg&width=130)









.jpg&width=135)