"Il calcio femminile è una palla al piede per la Federazione"
E' l'accusa lanciata da Sabrina Cardini, allenatrice del Don Bosco Fossone

Tutti siamo ormai abituati a vederla grintosa dentro l’area tecnica, ma adesso il tecnico del Don Bosco Fossone Femminile Sabrina Cardini ha deciso di far sentire forte la sua voce anche nei riguardi delle istituzioni.
Uno sfogo duro, per denunciare l’ennesima mancanza di sensibilità della federazione verso il mondo del calcio femminile. Motivo scatenate la trasferta ad Arezzo dello scorso 31 gennaio della formazione Juniores. Tutto normale, un sabato come tanti altri, senonché le autorità avessero ordinato la chiusura di scuole e altri esercizi per le impervie condizioni climatiche.
A rigor di logica anche una partita di quindicenni da disputarsi alle ore 17:30 avrebbe dovuto, per coscienza, seguire lo stesso destino. E invece no, nessuna comunicazione contraria, le ragazze affrontano il viaggio, giocano fino alla fine ma, dettaglio non da poco, negli spogliatoi iniziano a essere colte da spasmi e lancinanti dolori. Una di loro, più sfortunata, viene condotta al vicino pronto soccorso per ipotermia e lì passerà tutta la notte. Da sottolineare inoltre, come la stessa società aretina avesse contattato la controparte carrarese, per informare che "una trasferta sarebbe risultata una pazzia", dimostrandosi disponibile al rinvio.
“Perché non usare un po’ di buon senso ed evitare tutto ciò? - il commento di mister Cardini - quanto lavoro in più avrebbe comportato un rinvio, se già le due società erano d’accordo. Noi siamo le dilettanti fra i dilettanti, ma vorremmo essere tutelate. I genitori affidano a staff e società le loro figlie, ma soprattutto una federazione inesistente. Secondo voi cosa balena nella testa di un genitore, se lo si contatta per informalo che sua figlia è all’ospedale per ipotermia?”- prosegue il tecnico gialloblu.
Una Cardini che non si trattiene dal manifestare la critica diretta e decisa nei confronti di una federazione che sembra non aver occhi e orecchie per tutelare le minime esigenze della realtà femminile. “Sono nel calcio femminile da trent’anni, prima da giocatrice, poi d’allenatrice e mi sono abituata al fatto che per l’opinione pubblica contiamo meno di zero. Quello a cui non riesco ad abituarmi, però, è la negligenza della federazione, per la quale sembriamo solo una palla al piede. Cosa ben più grave poi, è vedere come le delegazioni regionali, che ci dovrebbero tutelare, vivano in una realtà parallela, in un mondo fantastico che però non è il nostro. Ora voi capi mi dovete spiegare perché non riuscite mai a prendere mai la decisione più giusta e sensata: vergogna!”
Scritto da Nicola Morosini il 07/02/2015














