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Edizione provinciale di Firenze


Marco Brachi ora si sfoga: "Nel calcio ormai i meriti non contano più"

L'ex tecnico dello Scandicci attacca: "Sono stato esonerato da gente che non sa di calcio e neppure è mai venuta a vederci"

Un giorno e mezzo è passato è lo stato d’animo di Marco Brachi è diviso tra tante sfaccettature: si va dalla “liberazione”, dall’essersi tolto un peso, alla delusione per un mondo del calcio ingrato che l’ha ancora una volta tradito, Dalla rabbia alla sottile ironia, dall’amarezza all’orgoglio di chi sa di aver le cose in una certa maniera.

E non è certo il tipo che la manda a dire il cinquantunenne allenatore di Pontassieve esonerato domenica scorsa dallo Scandicci dopo aver vinto contro il Castelfranco Emilia. Un esonero deciso già da alcuni giorni in società e comunicato solo a fine gare.

Dichiarazioni a ruota libera, una sorta di sfogo che serve a mandar giù un “rospo” di dimensioni enormi. “Il mio stato d’animo ? – dice a TOSCANAGOL – direi sereno, tranquillo. Il fatto è che mi sono stufato di questo calcio. Sto rivivendo in questi giorni quanto accaduto cinque anni fa a Città di Castello: ancora allora era serie D e a sette giornate dalla fine eravamo al primo posto. Ci fu un colpo di testa di uno sponsor, mi mandarono via, presero Zè Maria e arrivarono alla fine quinti. A Scandicci è accaduto qualcosa di simile.”

Brachi non ha peli sulla lingua: “E’ l’ora di finirla nel calcio di oggi di piazzare “nomi” ed ex calciatori di grido. Io ho 230 panchine in serie D: chi c’è in Toscana che ha un curriculum come il mio. Io sono un “nome”. Mi sono stancato di essere messo alla pari con gente che sarà stata anche grande come giocatore, ma come allenatore deve ancora dimostrare tutto. Prima Zè Maria, ora Baiano.”

Il tecnico poi snocciola i numeri di queste due stagioni e un pezzo a Scandicci. “Settantaquattro partite, 1,6 punti di media, nella stagione scorsa conquista storica dei play-offs, quest’anno conquista storica ottavi di Coppa Italia. Se io sono messo in discussione allora qua siamo in un mondo di pazzi. In questo campionato abbiamo sbagliato tre partite, quelle con Mezzolara, Este e Bellaria. Abbiamo sbagliato due rigori allo scadere che potevano darci tranquillamente cinque punti in più. Avremo 22 punti e saremo in piena zona play-offs.”

Poi racconta quello che è successo a fine gara domenica scorsa. Vincere contro il Castelfranco non è servito a cambiare una decisione che la società aveva preso in settimana. “Era a fare delle interviste con due giornali e con una televisione. Si è avvicinato un giornalista che conosco molto bene come Andrea L'Abbate che ha detto che voleva intervistarmi, se non che l’addetto stampa dello Scandicci lo aveva fermato, chiedendogli di non farlo, di intervistare solo il presidente e di non citarmi. Mi disse che se non aveva capito male, mi avevano esonerato. L’ho saputo così. Poi ho parlato con il diesse Lorenzo Vitale che mi ha confermato la cosa dicendomi che lui si dimetteva.”

E i giocatori? “Mi hanno scritto, mi hanno telefonato. Un trauma per loro? Non lo so, per qualcuno forse. La cosa non mi interessa più, posso solo dire che per come hanno gestito la cosa, le ripercussioni ci potranno anche esserci. Il calcio però è troppo strano, non si sa mai come le cose possono andare.”

Ma non c’era stata nessuna avvisaglia di una situazione che stava degenerando? “Allora, dopo la sconfitta di Bellaria ero stato messo in discussione. Ho saputo che la società aveva parlato con Aldo Firicano per una mia eventuale sostituzione. A quel punto avevo detto alla società di non portarmi a Padova nella successiva trasferta. Se dopo settantadue partite con lo Scandicci ancora non avevo credibilità, che prendessero una decisione. Siamo invece andati avanti, siamo andati in Veneto con mezza squadra fuori tra infortuni e giocatori che avevo punito. Si è portato a casa un prezioso 0-0, poi è arrivata la gara con il Castelfranco. Sapevo che se si perdeva mi avrebbero mandato via, non sono mica stupido. Siamo andati sotto di un gol dopo cinque minuti, ma la squadra ha reagito in maniera fantastica, giocando anche per me.”

Si dice che lei non aveva il “giusto polso” con la squadra. “E’ una barzelletta. Questo gruppo me lo gestivo come mi pare. Ma che pensate? Sono l’ultimo arrivato?”

Poi parte l’attacco. “Sono stato esonerato da persone che di calcio non sanno niente e che neppure sono mai venuti a vedere lo Scandicci. So che due persone del consiglio mi hanno difeso, gli altri chi li conosceva.”

E ora? “Sono sicuramente deluso ed incazzato. Sicuramente sollevato di non lavorare più con certe gente. Il fatto che è quello che mi è accaduto ora non fa che avvalorare un pensiero che mi porto dietro da anni. Come si può essere giudicati da chi non sa niente di calcio? E’ un discorso generale. Io nel calcio ho buttato tutto me stesso. Cosa pensate, per seguire una squadra come lo Scandicci ti alzi la mattina alle 7 e inizi a lavorare, a guardare video sugli avversari, a preparare l’allenamento e a curare tutti i particolari. Si parte per trasferte lontane, il lavoro è tantissimo, ti assorbe completamente. A questo punto però non so più se vale la pena fare tanti sacrifici, darsi tutti sé stessi e poi essere “giudicati” da qualche devastato di mente.”

Brachi ripercorre la sua carriera. “Ho fatto qualche “miracolo”, ho portato la Castelnuovese ai play-offs, ho salvato il Forcoli in una situazione di emergenza senza andare ai playout, facendo tutte le volte 200 chilometri per allenarci. Sono venuto a Scandicci prendendo la squadra in zona retrocessione e portandola con 27 punti nel ritorno alla salvezza. L’anno scorso abbiamo fatto 52 punti, quest’anno basta vedere le classifiche. Non ho da dimostrare niente a nessuno. Il  fatto è che non ho sponsor e procuratori e che in questo calcio non conta il merito, ma solo quello che si racconta e si dice di te. Mi sono stancato di questa situazione, non so più se ne valga veramente la pena. Il paradosso è che da ieri mi stanno chiamando da tante zone d’Italia e dalla Toscana per farmi i complimenti. Quello che mi è successo a Scandicci è visto da tutti come una grande ingiustizia. Almeno moralmente questo mi consola.”

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  Scritto da Gino Mazzei il 27/11/2014
 

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