"Altro che DISCORSI, serve una RIFORMA VERA nel CALCIO ITALIANO"
Andrea Colzi, patron del Firenze Ovest, analizza a 360° gradi le problematiche sul tappeto

Tanti commenti favorevoli sulla pagine social delle società toscane alle dichiarazioni del presidente della LND regionale Paolo Mangini (LEGGI QUA). Gli argomenti sono di stretta attualità e il dibattitto è più che mai aperto. C'è tanta voglia di parlare e di portare contributi alla discussione.
E' il caso di Andrea Colzi, personaggio molto conosciuto, patron di una società storica come il Firenze Ovest.
"Innanzitutto faccio i miei complimenti a Paolo Mangini per quanto espresso ai media nella sua bellissima intervista. Ritengo una follia attribuire la dispersione del talento dei giovani agli alti costi delle scuole calcio. Il problema del calcio italiano è molto più profondo e vorrei provare ad analizzarlo".
RIVEDERE ABOLIZIONE VINCOLO E LEGGE SUL LAVORO SPORTIVO
"La riforma del vincolo sportivo e del lavoro sportivo è stata attuata senza considerare le reali esigenze del calcio dilettantistico. È una legge che va rivista subito, già al rientro dalla pausa estiva. I dilettanti rappresentano la parte numericamente più importante della FIGC in termini di tesserati, eppure si ritrovano senza risorse. Le nuove norme hanno messo in ginocchio un sistema che soltanto i Comitati Regionali stanno cercando di sostenere, confrontandosi quotidianamente anche con l’AIC per limitarne gli effetti".
CALCIO IN CRISI, SCUOLE CALCIO NEI PROFESSIONISTI E I PREMI PREPARAZIONE
"Il calcio, che è sempre stato lo sport di riferimento nel nostro Paese, sta perdendo appeal tra i giovani. Nella nostra polisportiva, che vanta oltre 50 anni di storia, oggi, nella fascia d’età tra i 6 e i 10 anni, abbiamo proporzionalmente più tesserati nel tennis che nel calcio. Il bambino di oggi non sogna più di diventare come Lamine Yamal, ma come Jannik Sinner.
Le società professionistiche stanno progressivamente abbassando l’età di reclutamento e presto arriveranno a organizzare scuole calcio da 2.000 o 3.000 euro l’anno, rivolte a chi può permettersele. Così facendo portano via ai dilettanti i bambini più promettenti, che tra qualche anno dovranno capire se saranno stati delusi oppure semplicemente illusi.
È necessario rivedere anche il sistema dei premi. Le società dilettantistiche stanno perdendo risorse economiche indispensabili e non è più sostenibile fare calcio con costi che, in proporzione, risultano persino superiori a quelli di molte società professionistiche".
CONTRATTO DI LAVORO SPORTIVO DA RIVEDERE
"Anche il contratto di lavoro sportivo, così come è stato concepito per il calcio dilettantistico, rischia di far chiudere moltissime società. Noi, ad esempio, abbiamo avuto un calciatore con regolare contratto sportivo che ha offerto prestazioni assolutamente insufficienti e, nonostante ciò, abbiamo dovuto corrispondergli l’intero compenso. Peraltro si trattava di una persona già assunta a tempo indeterminato presso un’azienda e aveva un entrata come il suo primo lavoro . Se quella fosse stata la sua unica fonte di reddito, il ragionamento sarebbe stato diverso. Entro dicembre dobbiamo avere la possibilità di recedere unilateralmente.
C’è poi un altro aspetto: una società costruisce il proprio budget a giugno contando anche sulle promesse degli sponsor. Se durante la stagione quegli sponsor vengono meno, ma nel frattempo sono stati sottoscritti contratti di lavoro sportivo, il rischio concreto è quello del fallimento e anche in questo caso dobbiamo pensare come affrontare il problema nell’interesse del calciatore ma soprattutto della società Dilettantistica.
Mi domando come chi governa, indipendentemente dal colore politico, abbia potuto immaginare una normativa di questo tipo senza confrontarsi con la realtà del calcio dilettantistico".
CI SONO DILETTANTI E... DILETTANTI
"Infine, quando si parla di dilettanti, non si può mettere tutto sullo stesso piano. La Serie D vive una realtà completamente diversa rispetto all’Eccellenza, alla Promozione o alla Prima Categoria. In Toscana ci sono società di Serie D con bilanci superiori ai due milioni di euro, cifre paragonabili o addirittura superiori a quelle di alcuni club di Serie C. Hanno risorse importanti, investono nei settori giovanili e possono permettersi di acquisire i migliori talenti riconoscendo alle società di provenienza premi che, nella maggior parte dei casi, restano con queste leggi del tutto insufficienti".
IL PROBLEMA DEI PROCURATORI
Vorrei anche soffermarmi sulla questione dei procuratori. È da tanti anni che sono nel calcio e ho visto anche figure che seguono in modo corretto ragazzi e famiglie senza chiedere compensi investendo il suo tempo scommettendo che il bambino farà il calciatore a buoni livelli .Oggi però, con le nuove normative purtroppo legali, si è aperto uno scenario in cui vere e proprie agenzie operano come intermediari, spostando centinaia di calciatori, nonostante la lega dilettanti non contempli realmente queste figure nel mondo dilettantistico. È un sistema che andrebbe regolato con maggiore chiarezza e le nostre società devono fare il possibile per farle sparire.
Poi ci meravigliamo se la Nazionale non si qualifica ai Mondiali. Basta guardare cosa accade nel sistema di questo calcio dove arrivano tantissimi giovani stranieri a caro prezzo che poi vengono portati avanti dalle società professionistiche per giustificare l’investimento a discapito degli Italiani. L’interesse economico spesso prevale su quello sportivo, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Serve una riforma vera, costruita ascoltando chi ogni giorno manda avanti il calcio dilettantistico. Perché senza le società dilettantistiche non esiste il futuro del calcio italiano.
Scritto da La Redazione il 05/08/2026














