Altro che nazionale maggiore, altro che problema del Commissario Tecnico e dei direttori tecnici. Se si vuole riformare il calcio italiano serve andare alla base. E allora è da leggere con particolare attenzione l'intervista rilasciata da Filippo Giusti al quotidiano LA NAZIONE e che riflette in modo eloquente i problemi sul tappeto. Il dirigente della Sestese è abituato a parlare poco e quando lo fa è sempre proponendo concetti importanti e fondamentali per la causa dilettantistica.
Ecco l'intervista di Stefano Brogioni.
Filippo Giusti, dirigente della Sestese, realtà da quasi 500 tesserati, e memoria storica del calcio giovanile e dilettantistico di Firenze e della Toscana. Il calcio italiano prova a ripartire ma per illustri commentatori o alcuni addetti ai lavori - in ultimo il nuovo direttore tecnico della nazionale Claudio Ranieri -, la crisi in cui è sprofondato sarebbe da addebitarsi anche alle società di calcio giovanile e alle quote che vengono chieste alle famiglie. Cosa ne pensa?
"E’ un’accusa incredibile che respingo, e posso fare anche un conto. Una famiglia che paga 500 euro all’anno di quota per dieci mesi di attività porta suo figlio al campo quattro volte alla settimana, tre allenamenti e una partita. Significa poco più di 3 euro ogni volta che mette piede al campo in cambio della sua formazione e trovando strutture completamente mantenute dalle società stesse, che provvedono agli alti costi di manutenzione e gestione degli impianti sportivi. E per questo dobbiamo essere additati come ‘mangiabambini’? Saremmo noi il problema del calcio italiano? I campioni del mondo del 2006 sono cresciuti nella squadra del paese e poi sono approdati nei club professionistici, fino a che i ragazzi erano cresciuti fino a 13,14 anni nei settori giovanili dilettantistici, il calcio andava bene".
Come dovrebbe ripartire allora il calcio? "Rivedendo le sue regole. La legge sulla decadenza del vincolo sportivo per noi è stata un disastro e le stesse parole sono state usate anche da Malagò. Parto da una data, 29 settembre 2022, la riforma del lavoro sportivo e la legge sullo svincolo giunta dopo la pandemia, periodo in cui il Governo si è accorto di un mondo, fino a quel momento ignorato, che dava da mangiare a milioni di persone in Italia. E’ stata una legge epocale che ha stravolto il mondo dello sport e che noi società abbiamo subito senza poterci mettere bocca".
Cos’è cambiato? "Una società come la Sestese si trova a gestire, ogni 10 del mese, 85 buste paga e una valanga di burocrazia. E, tornando al discorso delle quote, quando prima i giocatori erano vincolati, a partire dai 14 anni le famiglie non pagavano né quote annuali né abbigliamento sportivo, che erano totalmente a carico delle società. Oggi c’è il rischio di perdere un atleta alla fine di ogni stagione sportiva, e quindi le quote mitigano in piccola parte l’investimento e la spesa per il mantenimento delle società. Ma non è soltanto questo. Con la legge sullo svincolo abbiamo perso ogni possibilità di gestire un atleta, abbiamo aperto un’autostrada ai procuratori che compaiono già tra i ragazzini e le società professionistiche che tesserano calciatori già a 8 anni".
Che per una società dilettantistica significa? "Significa che sta scomparendo il meccanismo di premialità per il formatore. I club di calcio giovanile non ottengono più premi di formazione o i premi alla carriera. Tra i maggiori costi della legge sul lavoro sportivo e i minori ricavi dettati dalla perdita del vincolo sul calciatore, una società dilettantistica perde ogni anno tra gli 80 e i 100mila euro".
Quali soluzioni propone? "Reintrodurre il vincolo, immettere meccanismi di premialità automatici per i premi alla carriera, o i contributi di solidarietà trasparenti sui trasferimenti domestici o internazionali dei calciatori che oggi invece siamo costretti ad inseguire spesso anche con le cause e che non possono basarsi sul ricordo di questo o quel dirigente, ma dovrebbe scattare appunto in automatico. Serve l’introduzione del premio di tesseramento nei confronti delle società professionistiche fin da quando esse tesserano i ragazzi, anche in età di scuola calcio dagli otto anni in sù. Il principio è che se diventi dottore, conta anche quello che hai fatto in prima elementare. La nuova stagione è alle porte e se non ci saranno aiuti, il movimento del calcio giovanile e dilettantistico è pronto anche a mobilitarsi".