Lo SPORT si INCONTRA con il SOCIALE, bella INIZIATIVA del club TOSCANO
I ragazzi dell'Under 17 del Castelnuovo Garfagnana porteranno avanti un progetto con l’associazione "Il Sogno Onlus"

Un progetto bellissimo che coinvolge la Società Castelnuovo Garfagnana con in ragazzi dell’Under 17 e l’associazione "Il Sogno Onlus". I ragazzi passeranno insieme una dozzina di lunedì pomeriggio, da ottobre a maggio, presso la sede dell’associazione, si mescoleranno con i coetanei del gruppo adolescenti, diventando dei loro compagni nelle attività quotidiane: accompagneranno i ragazzi a fare la spesa al supermercato, prepareranno insieme la merenda, faranno con loro giochi da tavolo e passeggiate, e poi ascolteranno le storie di vita di persone che questi ragazzi li seguono ogni giorno: genitori, volontari e dottoresse.
Questa la bella lettera di un calciatore gialloblu:
Mi chiamo Stefano Castelli e sono un esterno di centrocampo del Castelnuovo Garfagnana under 17. Abito a Piazza al Serchio, circondato dalle montagne, nella parte di Garfagnana più vicina alle Apuane. La mattina presto prendo il treno per Castelnuovo portandomi appresso lo zaino di scuola e il borsone del calcio. Per pranzo quando ho allenamenti o partite nel primo pomeriggio non faccio in tempo a ripassare da casa, così spesso e volentieri la mia Piazza al Serchio la saluto la mattina prima dell’alba e la ritrovo la sera al tramonto. Però ogni sera quando torno in paese è sempre una bella sensazione. Al di là della piccola scomodità dei trasferimenti da e verso Castelnuovo, che riesco a fare in autonomia non solo grazie al treno ma anche grazie a una mitica Ape Piaggio (il regalo più bello in assoluto ricevuto dai miei genitori negli ultimi anni), io mi considero fortunato ad essere cresciuto in un paesino di montagna. In un posto come Piazza è impossibile rimanere da soli. C’è un unico punto di ritrovo per grandi e piccini, la pizzeria Il Tavolello. E se vai lì è matematico che troverai qualcuno con cui chiacchierare. E poi Piazza al Serchio per me è il posto del cuore anche a livello calcistico, infatti è nella squadretta del paese che ho iniziato a giocare a calcio e che sono riuscito con i miei compagni a vincere un campionato provinciale. È successo due anni fa, in prima superiore. Voi non vi rendete conto cosa significa vincere un campionato e battere squadre di Altopascio, Lucca e Viareggio per una squadra di un paesino in cima ai monti. Di solito per una squadra come il Piazza al Serchio è già un successo mettere insieme quindici ragazzi della stessa età per iscriversi al campionato. E invece qualcosa di magico iniziò a crescere fra di noi partita dopo partita. L'unione fra i ragazzi del paese di sicuro fu la nostra forza. E poi ci aiutarono anche delle buone capacità tecniche. Anche io riuscii a dare il mio contributo nonostante fossi stato uno degli ultimi ragazzi del paese a essersi unito alla squadra, dopo qualche esperienza in altri sport come nuoto e tennis. Dopo l’ultima vittoria, in casa, quella che ci assegnò il titolo di campioni provinciali, tutto il paese venne a farci festa, dal prete al sindaco. La gente scampanellava coi clacson e ci fermava per strada, sembrava la vittoria dell’Italia agli Europei. Poi la squadra si è sciolta perché dopo il trionfo alcuni dei miei compagni furono richiesti da squadre più importanti, così anche per me la passione per il calcio si è spostata più a valle, a Castelnuovo, dopo una breve esperienza al Ghiviborgo. La cosa che mi piace di più del calcio ancor più del gioco in sé è lo spirito di gruppo che si crea fra compagni di squadra. Oggi al Castelnuovo come ieri al Piazza al Serchio ho tanti amici nello spogliatoio con cui condividere esperienze belle: in campo, dove si cresce perdendo e vincendo tutti insieme, e anche fuori dal campo, dove a volte lo spirito di squadra può fare qualcosa di importante per il territorio in cui viviamo. Ne ho avuto la dimostrazione proprio oggi quando con tre miei compagni di squadra ho passato un pomeriggio insieme ai ragazzi diversamente abili (e alle loro educatrici) dell’associazione Il Sogno, una realtà che qui a Castelnuovo si prende cura ogni giorno di circa 50 bambini e ragazzi con un grado di autonomia limitato rispetto al mio. Io e i miei compagni di squadra siamo andati al Sogno su invito della nostra società sportiva, che ha aderito a un progetto educativo della Figc per creare una specie di gemellaggio fra il Sogno e la mia squadra di calcio. È stata una scoperta per me entrare nel laboratorio artistico dell’associazione, nel centro di Castelnuovo, e mettermi a lavorare la creta sporcandomi le mani con tanti altri ragazzi. I ragazzi del Sogno e le educatrici ci hanno accolto con grande naturalezza. Senza troppe presentazioni, ma subito inserendoci nel gruppo di lavoro armati di mattarelli e stampini. Ho fatto amicizia in particolare con Federico, un ragazzo con la sindrome di Down che il pomeriggio viene a darsi da fare al Sogno, mentre la mattina lavora dietro al bancone di un bar pasticceria di Fornaci di Barga. Federico, le educatrici e gli altri ragazzi ci hanno spiegato che questi laboratori artistici non sono fini a sé stessi: servono a produrre degli addobbi natalizi che fra qualche settimana verranno venduti nel negozietto dell’associazione, anche quello portato avanti da alcuni ragazzi diversamente abili del Sogno. Nell’ultima parte del pomeriggio io e i miei compagni di squadra ci siamo spostati con il pullmino del Sogno nella nuova sede dell’associazione, dove ad accoglierci abbiamo trovato Claudia, una delle mamme fondatrici del Sogno. Claudia ci ha raccontato delle difficoltà e delle preoccupazioni che ha vissuto nei primi anni come mamma di una bambina disabile, e dell’importanza che una realtà come il Sogno ha non solo per riempire di vita le mattine e i pomeriggi dei ragazzi disabili, ma anche per creare legami solidali fra i loro genitori, e anche fra i genitori e le associazioni del territorio. Questa esperienza mi ha fatto capire com’è bello e com’è importante quando ragazzi disabili e non disabili si mescolano e passano un po’ di tempo insieme. Non è un incontro così facile da realizzare, perché la diversità all’inizio mette un po’ in imbarazzo e tutti noi siamo portati istintivamente a stare insieme a chi ci assomiglia. Però in effetti mi rendo conto che alla fine si tratta solo di rompere il ghiaccio e di avere un briciolo di coraggio per fare un passo fuori dai soliti percorsi. E subito ti si apre un Mondo. L’umanità semplice di questi ragazzi speciali, la forza dei loro genitori, la bravura delle dottoresse, la generosità delle tante persone garfagnine che sostengono l’associazione permettendo a tutti i ragazzi del Sogno di partecipare gratuitamente alle attività… Sono contento che da ora in poi un pochino della bellezza del Sogno sia anche grazie al cuore della mia squadra di calcio.
Scritto da La Redazione il 24/10/2025
















