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Edizione provinciale di Firenze


"Anche nel nostro CALCIO ora decide chi non ha MAI GIOCATO o ALLENATO"

L'accusa del sempre vulcanico Marco Brachi: "Stiamo copiando i professionisti, c'è tanta approssimazione e non c'è più meritocrazia"

E' sempre un piacere parlare con un autentico personaggio del calcio toscano. Trent'anni di carriera, iniziata con il doppio ruolo di allenatore-giocatore nella stagione 1994-1995 con l'Albereta '72. Oggi a 61 anni Marco Brachi è ancora un grande "amante" del calcio, una passione che non smette di animarlo giorno dopo giorno. Oltre 350 panchine per lui con importanti risultati maturati con Fortis Juventus Forcoli Scandicci, Real Forte Querceta, Montevarchi e San Donato Tavarnelle, oltre che aver allenato lo Sporting Club Trestina e il Città di Castello, sempre in serie D. E poi le tre stagioni in Eccellenza a Figline e nella "sua" Pontassieve, la cittadina a 13 chilometri da Firenze dove è nato e dove vive.

Il suo "osservatorio" è dunque importante, anche perchè Marco è un personaggio carismatico, quello di "compagnia" anche in serate gastronomiche con amici, addetti ai lavori, dove il calcio è l'unico argomento di discussione. "Ci troviamo spesso a tavola la sera - dice iniziando la sua chiacchierata con TOSCANAGOL - e posso dire che sta emergendo una valutazione comune, fatta con ex calciatori, allenatori e altri componenti di sùtaff. Ci sembra a tutti di vedere una certa approssimazione nella maniera di portare avanti le società. Io giro, guardo allenamenti, partite, sono in costante aggiornamento su tutto e sto notando questa cosa, con scelte talvolta cervellotiche e senza una logica, magari in contraddizione con altre fatte in precedenza. C'è la netta sensazione che anche il nostro calcio dilettantistico stia prendendo le sembianze di quello professionistico, o almeno i difetti più marcati, con gente che arriva da mondi esterni e che non ci spiega niente, non ha storia, nè vissuto".

Ecco la prima importante considerazione che balza agli occhi. "Professionalità e meritocrazia hanno sempre contato poco, ora mi sembra ancor di meno - aggiunge Brachi - e si va avanti solo con le amicizie".

Facile dirlo da chi in questo momento è senza panchina, si potrebbe dire, malignamente. Marco sgombra subito questa illazione. "Non lo dico per me, figuriamoci. All'inizio di questa stagione ho fatto una scelta ben precisa: era 7/8 stagioni che ero sul pezzo e avevo voglia di staccare la spina, troppe vicissitudini nella scorsa stagione e c'era bisogno di prendere un po' fiato".

Torniamo sul tema dell'approssimazione. Brachi allarga il cerchio. "E' la meritocrazia che viene meno I procuratori hanno preso molto campo, direi che comandano anche troppo. Sono arrivati in tanti e ci mettono mano in maniera troppo decisa. Le società ora sono condizionate da loro, sia per quanto riguarda la scelta dei giocatori che degli allenatori" talvolta anche x i DS e i DG e questo porta a quello detto E poi va a catena sui giocatori, che non vengono più presi principalmente per le loro qualità, ma per altro. Il risultato è che il momento del calcio dilettantistico è estremamente basso, conta più il fumo che l'arrosto e a livello concettuale siamo molto poveri".

Diciamo pure che ogni decisione viene presa a cuor leggero: gli allenatori vanno e vengono, i diesse pure, i giocatori lo stesso, e nel corso di pochi mesi si fa e si disfa. "Questa è la realtà ed è una maniera di fare che non sta nè in cielo, nè in terra. Rimettere le mani su una squadra a stagione in corso è la cosa più difficile che ci sia. Serve costruirla bene in estate, invece viene fatto tutto con leggerezza, con la conseguenza che i presidentI spendono due volte".

E anche questo è un problema. "Difficile trovare società che non spendono più di quello che hanno ed anche questo è un bel problema. Ma come è possibile che in Eccellenza e addirittura qualche volta in promozione in Promozione e sotto non si muova foglia senza che tutto sia in mano ai procuratori?"

Brachi fa un accenno alla sua esperienza dell'anno scorso a San Donato Tavarnelle per spiegare meglio il concetto. "Nel calcio poi alla fine non si nasconde niente. Le verità tornano sempre a galla. Quando c'è approssimazione è inutile nascondersi dietro a un dito e i problemi tornano fuori quando poi devi ripartire nella stagione successiva".

Come uscirne? Come ritrovare un po' dei "valori" del calcio che fu? E' un'impresa impossibile? "Serve ricominciare ad andare sui campi. I direttori sportivi devono tornare a vedere gli allenamenti e le partite, non a fare tutto con il telefonino. Devono conoscere gli allenatori e molto bene e i giocatori che scelgono, non fidarsi dei procuratori e degli amici degli amici. Devono sapere come lavorano durante la settimana gli allenatori, qual è il loro carattere, che tipo di calcio gli piace giocare e poi possono sceglierli. Qua invece trovi ad allenare personaggi che non ti aspetti, senza un reale merito. Allora poi senti dire che qualcuno porta "la dote" così davvero non ci stiamo più dentro".

Si parla di evoluzione, ma in fondo stiamo assistendo a una involuzione. "Sono concetti che valgono anche per altri settori. Siamo in una fase di non ritorno? Forse sì.E' chiaro che non si potrà tornare il calcio di una volta, ma certe cose si possono ritrovare come l'amore proprio e l'attaccamento, oppure a rivalutare la meritocrazia e la storia dei personaggi".

Ma questo non cambia la voglia di calcio di Marco Brachi che è la stessa di sempre, anzi, ancora maggiore. "Verissimo: giro, guardo e seguo tutto. Ho l'età per poter scegliere, categoria e progetti "aspetto e spero sempre in un calcio migliore".



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  Scritto da Gino Mazzei il 19/10/2024
 

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