Ora è più difficile TESSERARE ragazzi stranieri RESIDENTI in ITALIA
La FIGC ha eliminato lo IUS SOLI e questo impedirà loro di fare calcio
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La Federazione Italiana Gioco Calcio ha rimosso la norma del cosiddetto Ius Soli Sportivo, introdotta nel 2016 dal Coni, che consentiva ai bambini stranieri residenti in Italia di poter essere tesserati come italiani e partecipare ai campionati di calcio locali.
A rimetterci saranno soprattutto i ragazzini arrivati nel nostro Paese senza i genitori che vogliono fare calcio nelle società giovanili. Alla base c’è una norma inserita nel decreto legislativo 36/2021, che comprende una serie di nuove regole che rivoluziona l’attività delle realtà sportive, specie di quelle dilettantistiche, in vigore dal primo luglio.
Ecco perché la maggior parte delle società se ne sta accorgendo ora nel momento in cui è andata (o ha provato) a tesserare i calciatori per la stagione sportiva che ormai sta per iniziare».
A parlare a IL TIRRENO è Federico Menichini, avvocato di Pontedera specializzato in diritto sportivo che da anni lavora per molti club, italiani e non solo, di calcistici.
Cosa diceva la norma dello Ius Soli Sportivo, cancellata dal primo luglio scorso? "Si tratta di una legge del febbraio 2016 che mette sullo stesso piano i bambini italiani e quelli extracomunitari arrivati in Italia prima del compimento del decimo anno di età dal punto di vista del tesseramento. La norma prevedeva la possibilità per i minori stranieri regolarmente residenti in Italia almeno dal compimento del decimo anno di età di essere tesserati per le federazioni sportive con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani e dunque senza alcun ostacolo derivante dal loro status di extracomunitari".
Da dove nasceva l’esigenza di introdurre questa legge? "Prendiamo a esempio il calcio. Qui ogni tesseramento di calciatori stranieri maggiori di dieci anni fa capo alla Fifa, il cui regolamento prevede che i minori extracomunitari non possono tesserarsi in un Paese diverso da quello in cui sono nati se non si trasferiscono per motivi non legati al calcio e con entrambi i genitori al seguito. Un bimbo senegalese di 12 anni, che ha compiuto dieci anni in Italia ed è arrivato con lo zio lasciando i genitori in Senegal, se avesse voluto tesserarsi per una squadra di calcio, secondo la Fifa non avrebbe potuto farlo. La legge italiana del 2016 derogava a questa norma, dato che la legge statale in questo caso prevale rispetto alle regole Fifa".
E adesso, con l’abolizione dello Ius Soli Sportivo, cosa cambia? "Restando nel campo degli esempi, e continuando a fare riferimento allo sport del calcio, lo stesso ragazzino senegalese 12enne che ha compiuto i 10 anni in Italia e che fino alla scorsa stagione poteva essere tesserato per una squadra senza problemi, ora non può più giocare, almeno fino al compimento dei 18 anni. Perché l’Italia, con l’abrogazione dello Ius Soli Sportivo, non ha più quello scudo che permetteva di “sganciarsi” dalla norma Fifa".
Esistono dei casi in cui è prevista una deroga? "Sì, per esempio nel caso in cui il minore che richiede il tesseramento è riconosciuto dallo Stato italiano come persona protetta, cioè coloro che hanno lasciato il proprio Paese per ragioni umanitarie legate ad esempio alla guerra o alla compromissione di diritti fondamentali, con riconoscimento dello status di rifugiato. Si sono poi verificate, in passato, situazioni in cui i tribunali ordinari, valutando il caso specifico, hanno ordinato alla Figc il tesseramento rilevando la natura discriminatoria delle norme sportive. Ma si tratta di precedenti piuttosto isolati che non hanno comunque consolidato un orientamento giurisprudenziale".
Quindi molte società potrebbero rivolgersi ai tribunali per ottenere una deroga? Se così fosse, non si presenterebbe il rischio di un “appesantimento” del nostro sistema giudiziario? "È presto per dirlo. Sicuramente è uno scenario da non escludere. Di certo, come accennato in precedenza, l’abolizione dello Ius Soli Sportivo si farà sentire principalmente sulle piccole realtà che intendono lo sport come strumento sociale, piuttosto che sui vivai dei grandi club nei quali i casi sono certamente minori".
fonte il tirreno.it
Scritto da La Redazione il 06/10/2023




