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"Sono INGIUSTE le GRADUATORIE per poter ACCEDERE ai CORSI ALLENATORI"

Un tema annoso che si presenta puntualmente per chi non ha giocato a certi livelli o che ha smesso giovanissimo

Un problema sul tappeto da anni e mai risolto. Una "lobby" quella degli ex calciatori professionisti che ha una sorta di via preferenziale per accedere al mondo degli allenatori. Una strada invece irta di problemi e talvolta irrisolvibile per chi invece non ha giocato a certi livelli, che trova alla fine una sorta di.,... sbarramento per poter accedere ai corsi per alllenatore.

Come dire, "o hai giocato a certi livelli, oppure scordati di fare l'allenatore", oppure portare avanti il sillogismo per cui "se sei stato un calciatore professionista hai più chance di diventare un buon allenatore". Sono rari i casi di chi è riuscito a sfondare nel grande calcio senza essere stato un giocatori almeno di primo livello professionistico: chi ci è riuscito è perchè ha vinto campionati, acquisendo poi la possibilità di accedere ai corsi, oppure trovando la benevolenza di club professionistici che avevano deli speciali "pass" presentando dei propri nominativi. 

Da anni uno come Arrigo Sacchi, guarda caso, senza un passato da calciatore professionista, porta avanti concetti tipo "per essere dei buoni fantini non serve essere stati dei buoni cavalli", metafore di un qualcosa per cui sono troppi diversi i mondi del calciatore e dell'allenatore per poter porre su piani diversi colui che ha avuto del talento (e della fortuna...) per arrivare a giocare a certi livelli e chi invece, non baciato dalla sorte, è rimasto a giocare in infime categorie.

Proprio Sacchi e anche Zaccheroni questa estate hanno ribadito fermamente queste tesi, accusando come la carriera da calciatore pesi eccessivamente nelle graduatorie di entrata ai corsi. Da qui una polemica con i vertici del settore tecnico della FIGC dove c'è tra l'altro uno come Albertini che ha avuto sia Sacchi che Zaccheroni come allenatori al Milan.

Un tema che ha ripercussioni, a pioggia, in tutti i vari step in cui è snodato il criterio di formazione e di assegnazione dei famigerati "patentini" per poter allenare anche nella categorie minori e giovanili.. Anche qua, chi non ha giocato o è ancora giovanissimo trova ostacoli per entrare nei corsi. E' la storia che raccontiamo nell'email che abbiamo ricevuto e che poniamo all'attenzione degli utenti di TOSCANAGOL.

"Ciao, mi chiamo Lorenzo, sono un ragazzo di 24 anni, faccio l’allenatore da quando ho dovuto smettere di giocare a 17 anni per problemi alle ginocchia. Sono quindi 8 anni che alleno, ho allenato tutte le categorie dai primi calci fino alla juniores regionale che sto attualmente allenando. Volevo però parlare di come la federazione voglia mettere giustamente obbligatorio il patentino UEFA C, e di come sia ingiusto il punteggio delle graduatorie che loro ritengono oggettive per poter accedere ai corsi. Io parto da un punteggio di 2 perché ho solamente il diploma avendo dovuto smettere presto e non aver avuto la possibilità di poter giocare in categoria. Trovo quindi fortemente ingiusto aver per tre volte presentato la domanda e vedermi non ammesso perché perone che magari hanno giocato più di me hanno un punteggio maggiore. Quello che allora mi chiedo è perché si vanno a calcolare i punteggi di terza e seconda categoria, ma non si da punteggio per gli anni in cui una persona ha allenato. Trovo incredibile che un giocatore che smette di giocare ha più probabilità di entrare in un corso da allenatore di chi come me allena da 8 anni".

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  Scritto da La Redazione il 23/09/2022
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