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"50 ANNI di TESSERA ARBITRALE, ma nessuno lo ha RICORDATO"

Massimiliano Paluzzi racconta la storia del padre Sergio scomparso nel 2015 senza aver mai avuto un riconoscimento

L'articolo pubblicato da TOSCANAGOL (LEGGI QUA) sulle onorificenze date al presidente regionale degli arbitri Vittorio Bini e a quello della sezione di Lucca Antonio Ruffo, ha provocato un duro scontro sulla nostra pagina facebook tra Massimiliano Paluzzi, conosciuto e apprezzato giornalista lucchese, attualmente alla guida dell'ufficio stampa del comune di Pescia (Pistoia) e Antonio Ruffo, presidente della sezione A.I.A. "Mario Gianni" di Lucca.

A chiarimento di quanto successo, ecco la lettera che Massimiliano Paluzzi che ha fatto pervenire alla nostra redazione. Restiamo a disposizione dei dirigenti arbitrali per un'eventuale risposta a quanto osservato. Precisiamo inoltre, per dovizia di cronaca, che il premio è arrivato dal CONI, massimo organismo nazionale a livello sportivo.

NELLA FOTO IN ALTO SERGIO PALUZZI IN MEZZO, CON SILVANO BONI E FRANCO PIATTELLI

A seguito di un ruvido scambio di battute su facebook, ospitati dalle pagina di facebook www.toscanagolo.it, che, giustamente, celebrava un premio importante per gli arbitri di calcio della sezione Gianni di Lucca, mi sento in dovere di fare alcune precisazioni.

In prima analisi voglio dire che rendo omaggio agli arbitri lucchesi per il premio ricevuto e per l’attività svolta. Giocando anche recentemente in Terza categoria devo dire che sono molto preparati e di ottimo livello umano.

Aggiungo poi che il mio non è un risentimento personale verso Antonio Ruffo o Vittorio Bini, ma, semmai, verso una organizzazione che, a mio avviso, non rende merito e non ricorda a dovere chi ha dato tanto per essa, come nel caso di mio padre.

Proprio il ricordo di mio padre, scomparso 5 anni fa, mi ha forse spinto a usare parole e toni piuttosto forti e poi farmi trascinare in una polemica effettivamente non del tutto adeguata al contesto.

Mio padre Sergio ha avuto importanti soddisfazioni sul lavoro come direttore di banca, ma la sua passione più grande era legata all’arbitraggio di calcio e al suo mondo.

Lo capisco perché anch’io ho questa grande passione sportiva, sia come calciatore che come arbitro di pallavolo, che ho svolto per una ventina d’anni, arrivando a livelli nazionali. La mia amarezza, e quella di mia madre e mia sorella che sapevano bene quanto lui tenesse alla sua appartenenza al mondo arbitrale, è stata che non ha avuto alcun riconoscimento per i 50 anni della tessera e che poi, alla sua morte, nessuno si è sentito in dovere di ricordarlo in alcun modo.

Prova ne sia che Carlo Dinelli, l’arbitro lucchese che ha raggiunto la serie A, dopo tre anni dalla sua scomparsa, trovato per caso, mi ha molto gentilmente chiesto come stesse mio padre, non sapendo nulla della morte perché la sezione Aia di Lucca non ha avuto alcun pensiero e alcuna comunicazione su di lui.

Solo il grande Tiziano Pieri, arbitro internazionale che oggi commenta brillantemente il calcio sulle reti Rai, lo ha fatto. Mio padre, quando era osservatore in serie C, lo aveva visto esordire in C1 a Siena e questo aveva creato fra loro uno speciale legame.

Dunque nessun risentimento personale verso Antonio Ruffo, di cui peraltro mio padre ha sempre parlato con toni molto positivi, ma mi piacerebbe che il mondo arbitrale lucchese lo ricordasse, in qualche modo. Chiedo troppo?

Grazie dello spazio e un saluto e tanta stima verso tutti gli arbitri del mondo, qualunque disciplina dirigano. Solo chi lo ha fatto può sapere quanto sia difficile, se uno lo fa con grande passione e onestà intellettuale.

Massimiliano Paluzzi

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  Scritto da La Redazione il 25/11/2020
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