"Ho scoperto un settore giovanile davvero deprimente e da cambiare"
Marcello Bucaioni, esperto allenatore in attesa di una chiamata, sta collaborando con i ragazzi del Calenzano

E’ fermo da alcuni mesi dopo una lunga carriera da mister, nel frattempo ha accettato di mettere la sua esperienza al servizio di un settore giovanile: Marcello Bucaioni, classe 1960, da Calenzano, è un’allenatore che ha ancora la voglia e lo spirito per rimettersi in gioco e allenare.
La sua collaborazione con il Calenzano non è in veste ufficiale, sta dando una mano a un amico, nessun tesseramento, solo la voglia di restare nell’ambiente in attesa di una chiamata. Bucaioni è stato un "giocatore mancato", poi ha iniziato un importante carriera da allenatore.
”Cominciai a giocare a calcio nel Colonnata – dice a TOSCANAGOL -, una società della provincia di Prato, per poi passare al settore giovanile della Ternana dove ho giocato fino alla Primavera. Poi venni mandato in prestito all’Asti in serie D e in seguito alla Carrarese in C2 dove l’allenatore era Corrado Orrico. Durante la preparazione ebbi però un brutto infortunio al ginocchio. I tempi di recupero erano molto diversi da ora e per questo smisi di giocare.”
A questo punto si apre la carriera da allenatore iniziata molto presto, a 19 anni, nella scuola calcio di Mario Mazzoni, un grande allenatore che nel suo palmarès può vantare una coppa Italia vinta con la Fiorentina nella stagione 1974-1975 e che il 6 ottobre 2014 è stato inserito nella Hall of Fame Viola, curato dal Museo Fiorentina. “Per me è stato un grande maestro, lui mi ha insegnato molte cose e mi ha fatto appassionare a questo ruolo. Dopo l’esperienza con Mazzoni ho guidato diverse squadre nel settore giovanile del Prato fino agli Allievi professionisti. In seguito sono andato ad Agliana dove ho allenato la formazione Berretti quando il club era in C2.”
Poi le esperienze con le Prime squadre. “Sono andato al Montale in Promozione, dove ho raggiunto una miracolosa salvezza dopo aver preso la squadra a nove giornate dal termine del campionato in penultima posizione. Quindi sono stato a Signa, Vernio e Audace Legnaia sempre in Eccellenza”.
Bucaioni sta seguendo ora diversi campionato ed in particolare la Prima squadra del Calenzano che milita in Promozione e che sta ottenendo buoni risultati. “A 54 anni ritengo che la mia carriera da allenatore non sia ancora terminata: ho ancora tanta voglia di allenare. Seguo tutte le categorie, dalla Prima all’Eccellenza. Rimango alla finestra e se dovesse arrivare la chiamata di qualche società mi farò trovare pronto. Non per vantarmi ma l’attuale allenatore del Calenzano Matteo Angiolini, l’ho suggerito personalmente alla società. E’ un tecnico molto preparato e i suoi metodi di lavoro sono validi. Ho caldeggiato anche l’ingaggio di giovani giocatori come Piana e Marlazzi, portati dal Signa dove allenavo: quest’ultimo è stato campione italiano con gli Allievi della Sestese nella stagione 2010/2011”.
Bucaioni ha seguito tutti i cambiamenti avvenuti in questi anni nel calcio dilettantistico. “Al giorno d’oggi la crisi economica del paese si riflette anche nel calcio. Ci sono molte difficoltà per le società ad andare avanti, ci avviciniamo sempre più al termine dilettanti nel senso che si gioca per passione e non per soldi. Gli stipendi sono diminuiti ma di conseguenza c’è un ritorno all’attaccamento alla maglia, ai veri valori del sport. Come conseguenza c’è l’abbassamento del livello tecnico a un calcio moderno punta più sull’aspetto fisico. Un vantaggio è la valorizzazione di molti ragazzi giovani che finito il periodo di “quota”, nel quale devono giocare per regolamento, rimangono in categoria e riescono a esprimere le proprie qualità.”
La “scoperta” ora è del mondo del settore giovanile. Quali le impressioni? “Sono molto deluso e amareggiato dai genitori che dovrebbero essere l’ago della bilancia in positivo per i figli, invece lo sono in negativo. Tra le società c’è una concorrenza spietata per accaparrarsi i ragazzi e spesso ci si rubano i giocatori tra di noi. Mercanzia di ragazzi che alla fine hanno solo 9-10 anni e dovrebbero pensare a divertirsi e che invece vengono illusi da direttori sportivi che promettono cose impossibili. E’ un aspetto deprimente, servirebbero regole ferree da parte della Federazione. Genitori che portano sponsor e soldi per fare giocare i propri figli. Da allenatore trovo vergognoso il fatto che molti miei colleghi si portano via i ragazzi e vengono chiamati dai presidenti per questa cosa.”
Scritto da Andrea Ruggiero il 14/11/2014














