Ci lascia MARIO BIANCHI, un UOMO BUONO e ALLENATORE tutto d'un PEZZO
Il commosso ricordo del Borgo a Mozzano dove è stato in panchina per quattro anni

Un uomo buono, una persona che bastava guardare negli occhi per apprezzare i valori e la genuinità. E poi, un sorriso che non poteva non affascinarti, sotto quei baffoni che non ha mai tolto in tanti anni, prima da calciatore e poi da allenatore. Il calcio lucchese dàl'addio a Mario Bianchi, personaggio benvoluto e amato da tutti. Avrebbe compiuto 81 anni ad agosto.
Se n'è andato in silenzio, dopo l'amata moglie Rosanna. Doveroso ricordarlo perchè Mario ha rappresentato un periodo storico del calcio dilettantistico in provincia di Lucca. Prima difensore arcigno che nonostante l'altezza non certo da... corazziere, però lo aveva portato a giocare a buoni livelli. "Come staccavo io di testa a quei tempi non c'era nessuno", diceva sempre quando lo facevamo arrabbiare su questo argomento. Ricordando come lui di testa "io la prendevo sempre prima di Bertolani", punta di grande stazza fisica che, se non ricordiamo male, lui marcava quando giocava contro il Castelnuovo. In effetti, aveva anche dopo diversi anni, due polpacci esplosivi: era sicuramente il prototipo del difensore di una volta, tutta potenza fisica e irruenza.
E il suo calcio, anche da allenatore è sempre stato questo. Pochi fronzoli e tanta concretezza. Quante giornate al suo banco del mercato ortofrutticolo di Pulia a Lucca per parlare di calcio dilettantistico, quanti sabati di vigilia di partite per scherzare e ridere su quello che sarebbe poi successo. Passavano tutti da lui e Mario non si tirava mai indietro per regalare pesche o pere agli amici del calcio.
Qualcuno si approfittava anche della sua bontà, ma Mario era questo. "Mazzeino sei un cretino", mi diceva quando lo facevo incazzare e poi faceva partire... il destro... uno suo pugno che mi colpiva sulla spalla. "Sono cattivo" diceva, ma nessuno gli credeva. Qualcuno lo chiamava "Omaccione", proprio parafrasando sul fatto che lui voleva passare come un "duro" in panchina, lui che invece era uno buonissimo anche come allenatore, uno a cui tutti i giocatori si erano affezionati e gli volevano giustamente bene. E come non ricordare le serate il venerdì sera al "Guercio", risate a crepapelle, a ironizzare su Sacchi, allenatore in auge in quegli anni e Mario ad arrabbiarsi quando gli veniva detto che il "suo era un calcio vecchio". Lui sempre vestito con capi di classe che si stizziva quando puntalmemente gli dicevamo: "Mario, ma hai sempre la solita Lacoste". E lui: "Ne ho venti nel cassetto di queste, cretino".
Mario ha lasciato grandi ricordi a Borgo a Mozzano dove ha allenato per ben quattro anni. Il club della Media Valle del Serchio lo ha ricordato così su facebook:
MARIO BIANCHI INSIEME A UN GRUPPO DI SUOI GIOCATORI DEL BORGO A MOZZANO IN UNA CENA SVOLTASI RECENTEMENTE
Scritto da Gino Mazzei il 19/07/2026




