POGGIO A CAIANO, MISSIONE COMPIUTA: e ora parla l'ALLENATORE
Tutta la gioia di Massimiiano Marchetti: "Il gruppo squadra è diventato un "muro" e abbiamo trasformato la paura in rabbia agonistica"

Un sospiro di sollievo lungo centoventi minuti, poi l’esplosione di gioia. Il Poggio a Caiano 1909 mantiene il suo posto nel girone C di Prima Categoria. Nel pomeriggio di domenica 10 maggio, i ragazzi di Mister Massimiliano Marchetti hanno centrato l’obiettivo più importante della stagione, superando l’Audace Legnaia con un 1-0, ma di un’importanza vitale. In una partita carica di tensione, dove il peso del pallone sembrava raddoppiato, i medicei hanno dimostrato cuore e solidità, difendendo con le unghie quel vantaggio che vale la permanenza in categoria.
Una salvezza arrivata al termine di un percorso tortuoso, ma che oggi premia il lavoro del gruppo e della società. Proprio l'artefice tecnico di questo traguardo, Massimiliano Marchetti ripercorre con noi i momenti chiave della stagione e l'emozione di questa domenica di festa.
La tensione era altissima, ma alla fine il Poggio ha festeggiato. Qual è stata la prima cosa che ha pensato al triplice fischio? "Ho sentito solo un vuoto incredibile che si riempiva di gioia. Ho guardato i miei ragazzi e ho visto tutto il sacrificio di un anno ripagato in un istante".
Nei momenti di massima pressione dei playout, qual è stata la scintilla o il gesto di un singolo che le ha fatto capire che i ragazzi non avrebbero mai mollato l'obiettivo? "Non mi va di fare nomi o parlare del singolo gesto. Sarebbe ingiusto nei confronti di chi ha sudato in silenzio per mesi. La verità è che a fare la differenza è stato il gruppo: i ragazzi si sono compattati proprio quando il terreno scottava di più. Il merito della salvezza va cercato nel lavoro fatto durante la settimana: abbiamo spinto al massimo sulla preparazione fisica, grazie anche al preparatore atletico Tommaso Guidi e il preparatore dei portieri Alberto Maggini a cui va il mio personale ringraziamento per il lavoro svolto, per arrivare più lucidi degli avversari, ma soprattutto abbiamo lavorato sulla testa. Sapevamo che nei playout la palla pesa il doppio e solo una squadra mentalmente d’acciaio poteva uscirne vincitrice. È stata la vittoria di un collettivo giovane che ha saputo soffrire insieme. In questo percorso, un sostegno fondamentale è arrivato da Dario Corsi, mio collaboratore storico e presenza costante, Dario è stato il mio ponte con lo spogliatoio: la sua dedizione ha garantito ai ragazzi continuità e supporto, non facendo mai mancare loro nulla, né dentro né fuori dal campo".
Lei ha messo il 'noi' davanti all' 'io', ma in uno spogliatoio ci sono momenti in cui il silenzio pesa o la paura affiora. Qual è stato il patto segreto o il momento esatto in cui questo gruppo ha deciso che non era più una somma di giocatori, ma un muro unico contro la retrocessione? "Non c’è stato un patto scritto, ma ci siamo guardati negli occhi nello spogliatoio dopo l'ultima sconfitta della stagione regolare che è avvenuta contrro il Galluzzo, squadra che se l'è giocata fino in fondo per la vittoria del campionato. Lì ho visto qualcosa cambiare. Il 'patto' è stato accettare che ognuno dovesse correre anche per il compagno in difficoltà, senza puntare il dito. Abbiamo deciso che non avremmo cercato scuse, ma soluzioni. La nostra forza è stata trasformare la paura di cadere in rabbia agonistica. Quando vedi il tuo compagno che fa uno scatto di 40 metri al 90° per coprirti il buco, capisci che non sei più una squadra, ma una famiglia che combatte per la sopravvivenza. E quel muro che abbiamo costruito è stato semplicemente invalicabile"
In un campionato di sofferenza come questo, in che modo la vicinanza (o la stabilità) della società vi ha permesso di lavorare con la serenità necessaria per vincere lo spareggio finale? "Parlare di serenità in un’annata così sembra quasi un paradosso, ma la società ha avuto il merito di crederci sempre. Non è stato facile: il rifacimento del campo sportivo Martini è un progetto ambizioso in cui la proprietà ha investito tantissimo per il futuro del club, ma per noi è stata una sfida nella sfida. Abbiamo vissuto un intero campionato 'in esilio', giocando sempre fuori casa su campi diversi. È stato come non avere mai le proprie mura, i propri punti di riferimento. Tornare nel nostro fortino solo per le ultime due giornate è stata una boccata d'ossigeno, ma fino a quel momento è stata una prova di resistenza pura.Nonostante i ritardi dei lavori, la società ha fatto i salti mortali per non farci mancare nulla e metterci nelle migliori condizioni possibili. In questo contesto, l'arrivo a metà stagione di Stefano Ceri è stato importante: il Direttore ha portato quell'equilibrio e quel supporto di cui avevamo bisogno, facendo da collante tra squadra e dirigenza. La sua presenza ci ha dato quella stabilità mentale necessaria per non affondare nelle difficoltà logistiche e concentrarci solo sul campo. La Società poi ci ha anche messo a disposizione, durante tutta la stagione, figure come Giuseppe Russo (massaggiatore), Flavio Puliti e Alessandro Schincaglia ( dirigenti accompagnatori) che rappresentano l'anima di molte società: Beppe, Flavio e Schinca sono persone che non solo svolgono il proprio compito tecnico, ma che hanno l'umiltà e lo spirito di sacrificio di adattarsi a tutto. Senza questo tipo di disponibilità "multitasking", sarebbe impossibile gestire una squadra. È un riconoscimento strameritato per chi lavora dietro le quinte".
Al di là del risultato sportivo e della categoria salvata, qual è l'insegnamento più grande che questi ragazzi si porteranno dietro nella vita da questa stagione così sofferta, e cosa dirà loro l'ultima volta che vi incrocerete nello spogliatoio prima delle vacanze? "Dirò loro che devono essere orgogliosi, perché hanno imparato che la resilienza non è solo una parola, ma un modo di stare al mondo. In un anno senza un campo fisso e con mille ostacoli, avrebbero potuto mollare cento volte, e invece hanno scelto di restare in piedi. L’insegnamento che si portano dietro è che non conta quante volte finisci fuori casa o quante volte i lavori in corso ti complicano la vita: conta come reagisci. Dirò loro di guardarsi allo specchio e di sorridere, perché hanno vinto la sfida più difficile: quella contro la rassegnazione. Questa salvezza li ha resi uomini, prima ancora che calciatori, e questo legame che abbiamo creato non si cancellerà con l'estate".
Scritto da La Redazione il 12/05/2026




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