TOMMASO ANDOLFI svela i suoi SEGRETI
L'attaccante del Siena parla sui canali della società: "il tifo nel calcio è qualcosa che ti fa sentire vivo"
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Tommaso Andolfi si è unito ai bianconeri a dicembre 2025, in una fase non semplicissima del campionato. Da quel momento ci ha abituato ad ottime prestazioni, duelli fisici, puntuali colpi di testa e anche un buon numero di goal. Tommaso però - lo si vede chiaramente da qualsiasi angolo lo si guardi - ha una personalità che fatica a stare nei soli panni di ‘calciatore’. Anche per questo, sono molto curiosa di cominciare questa intervista con lui.
“Non facevo solo calcio da piccolo”, mi dice rispondendo alla prima domanda. “Ho fatto judo dai tre anni e calcio dai sei. Li ho portati avanti in contemporanea fino ai quattordici anni, quando poi ho smesso judo, nella fase di passaggio dal campionato regionale, che avevo vinto, a quello nazionale". "Perché hai deciso di smettere?", gli chiedo. "Forse ero anche più bravo nel judo, ma per questioni di tempo non potevo continuare entrambi gli sport ad alto livello e quindi ho scelto il calcio perché è sempre stata la mia passione più forte. A volte però mi viene un po' di voglia di tornare in palestra, sai i movimenti in qualche modo ti restano dentro". "Pensi che quei movimenti ti abbiano aiutato anche nel calcio?", chiedo incuriosita, "assolutamente sì", conferma Tommaso, "dal modo in cui cadi a come affronti il contatto con l'avversario. In generale, il judo è uno sport con valori molto forti e con una disciplina che poi uno si porta dietro nel tempo".
Tommaso mi racconta di essere nato a Livorno e di aver fatto lì le giovanili. A dieci anni si è spostato a Viareggio e poi a Pontedera per altri tre anni: "lì non ero ancora sviluppato, ero il più basso di tutti", mi racconta con mia grande sorpresa. "E quando sei cresciuto?", gli chiedo, "più o meno intorno ai quindici, sedici anni. Però a quel punto mi dovevo riassestare perché quando cresci tutto insieme rischi di essere scoordinato. Comunque, ho ripreso a giocare a Livorno, nella Pro Livorno Sorgenti, poi al Picchi e ho esordito in Promozione a 17 anni, nella Pro Livorno. L’anno dopo sono andato nella juniores regionale perché c’era più possibilità di finire in prima squadra. La mia fortuna fu la sfortuna dell’attaccante che c’era perché lui si ruppe il crociato e io giocai in prima squadra per tutto l’anno: avevo diciotto, diciannove anni. Feci bene, feci dieci, undici goal in stagione". Segue l’esperienza in Eccellenza, al Cascina, e l'arrivo del Covid, che ha interrotto a tratti tutti i campionati. Dopo una prima fase, si venne a creare un mini-campionato, in cui la squadra di Tommaso, il Perignano, arrivò ai playoff e perse in finale: “La squadra che aveva vinto contro di noi mi chiamò l’anno dopo, ma io, per l’amaro in bocca, scelsi di non salire in serie D, rimasi al Perignano in Eccellenza per provare a vincere l’anno dopo. Solo che a quel punto tornò il Livorno dopo il fallimento e il campionato lo vinsero loro”. In seguito, il nostro attaccante si sposta al Cuoiopelli e al Tau, due squadre in cui Tommaso gioca, cresce e segna. A dicembre 2024, però, arriva il momento dell’infortunio: per un colpo di testa durante una partita importante, Andolfi sviene. Cadendo, appoggia male la gamba e si rompe il perone. L'infortunio comporta diversi mesi fuori e una ripresa piuttosto complicata. L'anno successivo però, la stagione è molto buona e Tommaso colleziona dodici goal e quattro assist: "lì sentivo che mi ero finalmente ripreso e la stagione andava meglio via via che recuperavo". Poi ci sono stati i mesi a Pontedera e l'arrivo a Siena.
"Di questa città cosa ti piace?", chiedo a Tommaso, "È meravigliosa, in generale. Ma mi colpiscono molto i colori della campagna senese, quella è la prima cosa. E poi questo effetto che fanno la Torre e il Duomo, che ovunque ti muovi nei dintorni li vedi da lontano. È una cosa che mi affascina". Non è un caso che Tommaso citi i colori della campagna. Mi racconta infatti di essere un grande appassionato di natura e di viaggi in luoghi fatti di panorami incredibili e culture diverse: mi parla di Bulgaria, Kilimangiaro, Armenia: "Siamo in quattro amici a organizzare i viaggi, ogni anno tocca a uno diverso e quest'estate tocca a me: ho scelto l'Armenia". Nel dirlo, si mette a ridere: "Perché ridi? Temi che sarà una tragedia organizzarlo?", gli dico ridendo anch'io. "No, no, anzi. Penso sia un posto sottovalutato. È pieno di paesaggi bellissimi, monasteri nella natura. Poi uno dei ragazzi che vengono è un fotografo". Ma la curiosità di Tommaso non spazia solo verso luoghi molto lontani: mi chiede informazioni sulla città, su musei da visitare e poi mi racconta che gli piace andare a funghi: "ci vado anche con Noccio", mi dice. Lo dico a Gill Voria, che in quel momento sta mangiando a pochi metri da noi. "Sarà anche vero” – commenta Gill – “ma qui non si è visto ancora niente!". Promettiamo quindi entrambi di portare i funghi a Gill, contando su quei momenti conviviali di cui mi è capitato di parlare con lui e di cui spesso - ci diciamo - c'è davvero bisogno. Chiedo poi a Tommaso il perché di questo legame con Francesco Noccioli: “Noccio lo conoscevo già perché abbiamo giocato insieme due anni fa al Tau. Ma a prescindere dal calcio siamo amici anche fuori: funghi a parte, anche a lui piace molto viaggiare – abbiamo fatto insieme il viaggio in Bulgaria – e poi è un ragazzo con un carattere un po’ simile al mio, mi ha aiutato tanto a inserirmi nel gruppo quando sono arrivato”. “E con gli altri che rapporto hai?”, gli domando. “Buono, sono davvero tutti bravi ragazzi, siamo un bel gruppo”.
Andolfi mi parla poi della sua famiglia e in particolare dei suoi nonni, di quel nonno che è come un secondo babbo e di quello che, da piccolo, gli ha regalato un libro – un atlante della National Geographic. Il che ci porta dritti ad una conversazione su un altro aspetto della personalità di Tommaso. Laureatosi in fisica a Pisa, il nostro attaccante sta portando avanti una magistrale in astrofisica: “In triennale mi sono laureato in pari e devo dire che un po' mi ha aiutato anche il Covid, perché in quel periodo il calcio si è a tratti fermato. Ora, in magistrale, la sto prendendo un po' più con calma perché sto dando più spazio al calcio. Tra poco però comincerò a scrivere la tesi”. “Come gestisci questo binomio calcio-fisica, sei come due persone diverse nello stesso corpo?”, gli chiedo. “Sì, anzi non solo due”, commenta ridendo, “a volte mi sento anche tre o quattro persone diverse. Ho anche gruppi di amici molto diversi. Non so come faccio, è una cosa che fa parte di me da sempre”. Gli chiedo di dirmi di più sul suo amore per l’astrofisica e Tommaso mi racconta dell’argomento che vorrebbe trattare nella tesi. Non lo riporto qui, non per poco interesse, ma per paura di peccare di scarsa fedeltà scientifica. Mentre ne parla, però, mi trasmette una passione per niente scontata e una capacità di esprimersi e di coinvolgere gli altri davvero notevole.
Chiudiamo sul Siena: “Ho accettato volentieri di venire a Siena, anche se quando sono arrivato era un momento complicato ed ero dispiaciuto di questo”. “Non hai accusato un po’ il peso della piazza?”, gli domando. “No, sono sempre stato abbastanza tranquillo. Il tifo, nel bene e nel male, è qualcosa che nel calcio ti fa sentire vivo”. “E per te, qual è stato il momento migliore?” “Tra tutte, personalmente è stata molto importante la partita con l’Orvietana: quei goal per me sono stati una liberazione. In generale, comunque, direi che stiamo facendo bene, a prescindere dai miei goal. Io penso che quello che è controllabile è la prestazione e cerco sempre di mettere tutto in quella. I goal, invece, non sono mai controllabili, dipendono da tante cose. Però se alla fine vinci le partite può significare solo che stai facendo le cose nella maniera giusta”.
Intervista di Aurora Codogno
Fonte sienafootball.it
Scritto da La Redazione il 08/04/2026












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