CHICCO PISANI, 28 anni dopo... PER NON DIMENTICARE
Il 12 Febbraio è la ricorrenza della tragica scomparsa del giovane talento toscano

12 Febbraio, una data purtroppo divenuta triste per quanto occorso a Federico "Chicco" Pisani, un giovane calciatore toscano, di cui abbiamo potuto solo apprezzare pochissimo un talento che pareva smisurato.
Chicco ha ventidue anni, Ale (la sua ragazza) non ne ha compiuti ancora venti. Succede sulla Milano-Laghi, alle due di notte del 12 febbraio 1997. La Bmw 320 Cabriolet sbanda, finisce oltre la carreggiata, va a sbattere contro un pilone. Alla guida c’è lui, Alessandra è seduta accanto; dietro una coppia di amici, bergamaschi anche loro, Dario Moretti e Marilena Mapelli: se la cavano con qualche ferita.
Sono i giorni di Carnevale, stanno tutti tornando da una serata passata al casinò di Campione. Un guasto dell’auto, un colpo di sonno, una distrazione, l’alta velocità. Quanti nomi diamo al destino, quando il destino ci guarda di sbieco. Nella foto-ricordo di quei giorni, Chicco e Ale sono abbracciati, lui la cinge dietro le spalle, hanno sorrisi sorpresi, le teste sono appoggiate l’una con l’altra, come a dire: siamo una cosa sola. Chicco Pisani, Alessandra Midali. Oggi sono ventotto anni da quando se ne sono andati.
Giusto però ricordare questo talento del calcio toscano, non dimenticarlo e farlo conoscere alle nuove generazioni. Lo facciamo noi di TOSCANAGOL in quanto lo abbiamo seguito fin da piccolo, lo fa l'Atalanta puntualmente ogni anno, dedicandogli una curva dello stadio e ritirando il numero 14, quello che lui abitualmente indossava.
Testo di Pier Carlo Capozzi
Atalanta Bergamasca Calcio
C’è un’intera generazione di giovani tifosi atalantini che ha imparato a scandire il suo nome, ma non l’ha mai visto giocare se non in qualche filmato. Sono già passati ventotto anni da quella notte crudele che si portò via Chicco Pisani e la sua fidanzata Alessandra Midali, finiti contro un pilone della Milano-Laghi, di ritorno da una festa di Carnevale a Campione d’Italia. Eccesso di velocità, si disse allora. Pisani, appena rimessosi da un infortunio, era diventato l’arma in più di Mondonico, il furetto da buttare nella mischia quando la partita non si sbloccava. Prima di allora era stato il guastatore della “Banda Prandelli”, vincendo, con Cesare in panchina, tutto quello che era possibile a livello giovanile.
Fa troppo freddo e mamma Rosanna farà dire una funzione a Lucca, in ricordo del figlio e del marito, al posto della consueta messa nella parrocchia di Poggio Garfagnana, proprio di fronte a casa Pisani, dove Chicco, da piccino, veniva a stare da nonna Iliana: in estate, quando si nuotava ancora nel Serchio, e in autunno a fare scorpacciate di castagne arrostite sul camino.
Le castagne gli fanno compagnia ancora adesso, penzolando dagli alberi tutt’intorno al piccolo camposanto dove riposa. La sua tomba è la più particolare, con la croce verticale in marmo azzurro avvolta da una nuvola bianca. “E’ stata una mia idea – rivela mamma Rosanna- prendendo spunto dallo striscione della curva, quello che diceva “il cielo sembrerà più piccolo con te che dribbli e corri tra le nuvole”.
D’altronde anch’io, quando lo penso, me l’immagino in cielo seduto su una nuvola. Succede sempre che arrivino visite di amici e tifosi, specialmente d’estate, quando venir su dalla Versilia è un attimo. Una volta arrivò anche Bobo Vieri, solo soletto, e restò a piangere davanti al suo amico. La piazzetta del Poggio era anche il punto d’incontro con gli amici di sempre, che l’aspettavano fino a tardi per andare poi insieme in birreria giù a Castelnuovo. “Per dire com’era fatto Federico – spiegava papà Enrico- quando comprò la macchina, quella macchina (e gli s’incrina la voce) arrivò all’appuntamento con gli amici a piedi, avendola parcheggiata 500 metri prima. Non gli piaceva esibire quello che gli amici non potevano permettersi. E non voleva essere riconosciuto. Una volta andammo a cena in una pizzeria del Ciocco e lui aveva la divisa dell’Atalanta con lo stemma sulla giacca. Prima non si tolse il cappotto, poi restò in camicia, pur di passare inosservato.”
Antonio Bongiorni, quello che lo portò all’Atalanta, da anni organizzava a Margine Coperta un torneo internazionale esordienti dedicato a lui: Gagliardini, un nome a caso, è passato da lì.
Papà Enrico raccontava di Zeman che voleva Chicco a Foggia, ma il figliolo non ne volle sapere, mandando Previtali su tutte le furie. E quando, dopo quel famoso Atalanta-Vicenza, Pippo Inzaghi gli regalò la maglia. Per la mamma “Federico aveva un cuore generoso. Portava a casa un sacco di tute, regalo degli sponsor, non quelle marcate Atalanta, e le distribuiva ai suoi amici. Tante volte mi chiedo a cosa siano valsi tutti i nostri sacrifici, come quando si saliva a Bergamo per fargli un po’ di compagnia e, tornando indietro, io piangevo fino a casa. Io glielo raccomandavo sempre di non uscire da Bergamo la sera, sembrava me lo sentissi nel sangue.”
Mamma e papà Pisani solitamente, il giorno dell’anniversario, salivano su al Poggio a trovare il loro figliolo in quel grazioso camposanto tra gli ippocastani. Ora mamma Rosanna è rimasta sola, Enrico è volato via nei primi giorni di gennaio del 2021. “Peccato però non sentirsi chiamare nonni”- ripeteva continuamente. Dimenticandosi per un attimo che tutti i ragazzi della Curva, ora bellissima, che porta il suo cognome, si sentono orgogliosamente nipoti adottivi...
Scritto da La Redazione il 12/02/2025



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