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Bove, l’esperto: "I calciatori hanno sbagliato, medici e sanità eroi"

Il malore improvviso di Edoardo Bove durante la partita Fiorentina-Inter ha lasciato tutti con il fiato sospeso. Al 17° minuto del primo tempo, il centrocampista si è accasciato a terra, scatenando attimi di panico. L’intervento rapido del personale medico è stato cruciale per salvare la vita del giocatore, che è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale Careggi di Firenze.

Mentre alcuni hanno puntato il dito contro presunte inefficienze sanitarie, c’è chi come il Dottor Marco Evangelista, cardiologo, endocrinologo e dirigente di medicina interna all’ospedale Monaldi di Napoli, ribadisce che i veri eroi di questa vicenda sono stati proprio i medici.

Intervenuto nella trasmissione televisiva "Si gonfia la rete", Evangelista ha lodato la professionalità del personale sanitario e ha criticato l’approccio iniziale dei compagni di squadra di Bove.

Le mani in bocca mai: i calciatori hanno sbagliato”: l’analisi del Dottor Evangelista

Secondo Evangelista, le azioni dei calciatori, pur mosse da buone intenzioni, hanno dimostrato una mancanza di formazione sulle emergenze mediche:

In nessun contesto si deve cercare di afferrare la lingua del paziente. È una pratica pericolosa e totalmente sbagliata. Se si trattasse di un attacco epilettico, il rischio di lesioni sarebbe elevatissimo. La manovra corretta è semplice: estendere il capo all’indietro per liberare le vie aeree, come viene insegnato in qualsiasi corso di primo soccorso.”

Le sue parole sottolineano quanto sia importante che anche i calciatori ricevano una formazione di base sulle emergenze, per evitare interventi che potrebbero peggiorare la situazione. 

L’Italia, modello di eccellenza nella prevenzione

In casi come quello occorsi al calciatore della Fiorentina si tende a puntare spesso il dito sui controlli e la prevenzione, ma il cardiologo Evangelista ha voluto ricordare che l’Italia rappresenta al contrario un esempio virtuoso in termini di prevenzione medica nel calcio:

“I protocolli italiani sono un’eccellenza assoluta. I più stringenti in Europa. Il paragone con altri modelli come quello francese, dove neanche un ECG di base è obbligatorio, ne è una prova evidente. Dal 1982, i calciatori professionisti sono sottoposti a controlli obbligatori che hanno ridotto del 98% i decessi in ambito sportivo. Nessun altro paese può vantare risultati simili. Io dico che dovremmo essere orgogliosi del nostro sistema.”

Un monito per il futuro: formare calciatori e staff

Il caso di Bove evidenzia non solo l’importanza della prevenzione, ma anche quella di una corretta formazione in materia di primo soccorso. Sempre più società, come la Lazio, stanno avviando collaborazioni con enti come la Croce Rossa Italiana per formare atleti e staff sulle manovre di emergenza.

L’intervento tempestivo dei medici ha salvato la vita del giovane centrocampista, ma l’episodio deve essere un monito per il mondo del calcio: l’improvvisazione, per quanto motivata da buone intenzioni, non può sostituire la preparazione.

Come ha concluso Evangelista:

“Ciò che conta è che oggi Edoardo Bove stia bene. Questo risultato è merito di un sistema sanitario che funziona e di medici competenti, che sono i veri eroi di questa vicenda.”

 

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  Scritto da La Redazione il 11/12/2024
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