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STOICAMENTE in campo fino alla fine con la MANDIBOLA FRATTURATA

Promozione Gir. A, l'allenatore della Pieve Fosciana Stefano Fracassi racconta la storia di Tommaso Regoli

Tommaso Regoli è stato dimesso giovedì 13 febbraio dall'ospedale di Lucca dove è stato operato a seguito dell'infortunio di domenica scorsa nella match interno che la Pieve Fosciana ha pareggiato con il Villa Basilica. Gara che il portiere ha portato comunque a termine dimostrando l'attaccamento ai colori biancorossi e la sua infinita passione. Regoli è già carico e pronto ad affrontare il percorso di recupero che, lo terrà, però, fuori dai campi da gioco per tutto il resto della stagione.

E proprio dopo le sue dimissioni dall'ospedale l'allenatore della Pieve Fosciana Stefano Fracassi, tipo sanguigno, alla sua maniera, ha voluto far sapere a tutti, tramite il proprio Facebook tutta la sua ammirazione e gratitudine nei confronti del di Regoli, raccontando anche tanti particolari inediti.

Tommaso Regoli, per me fino a qualche tempo fa un buon portiere della Garfagnana, un po' folle nel modo di essere, di interpretare la partita, ma anche le situazioni comuni, uno di quelli che fisicamente e tecnicamente aveva qualcosa di più da mostrare al calcio, ai suoi intenditori, che mi ritrovo ad allenare nel Pieve Fosciana e che si mette a disposizione per aiutarmi a capire ambiente, società, compagni, provando anche a farmi capire chi è lui, il suo rapporto con il calcio, con i compagni, con gli avversari. Capisco tanto, ma tutto è difficile, vedo, annuso, faccio il vago, capisco, lo riconosco come uomo squadra importante per la Pieve Fosciana come sarebbe importante per ogni squadra perché è forte, perchè è genuino, perché è un numero uno vero, ed i portieri sanno di cosa parlo. Passano sei mesi dal 12 agosto, quando mi sono presentato in Garfagnana al 9 febbraio, e durante una sfida tosta , Pieve Fosciana-Villa Basilica, Tommaso nel parare una palla sul suo palo subisce un colpo, una botta, una ginocchiata da un ragazzino, uno dei più giovani in campo, il numero 11, fortuita sì, ma forte, in testa, in faccia. Che botta, si dice, ma a distanza sembra tutto normale.

Tre, quattro, cinque minuti di massaggiatore in campo, poi si ricomincia, Tommaso gioca, c'è, vuole una nuova borraccia, sputa, sputa sangue, chiedo, mi dicono che gli si è storto un dente. "Forza Tommy", lo brontolo, dopo tre o quattro minuti, "Tommy cazzo", lo ribrontolo, "Calcia bene, sei importante", mi fa cenno di sì con la testa, per me è già importante, lo facessero tutti, gioca Tommaso, sputa e gioca. Finisce il primo tempo, 0 a 0, impossibile di più, si gioca male e non si tira mai, ma dobbiamo stare sul pezzo. Entro nello spogliatoio, sono incazzato, ce l'ho con chi non fa ripartire bene l'azione, con chi non accorcia a centrocampo, le punte non la tengono, la palla sembra quella matta che va sempre per aria, sono incazzato con me, non riesco a farli giocare meglio, non riesco a farli vincere, non bisogna perdere, devo alzare i toni. Per prima cosa vedo Tommaso che fa il ghiaccio alla mandibola, chiedo "Tommy com'è? Ce la fai?" con preoccupazione ma anche con un po' di freddo egoismo del mister. "Sì, tranquillo, ci sono, puoi contare su di me" (avevo lasciato il portierino 2002 fuori a riscaldarsi).

Comincio e finisco il mio discorso, un po' di lisciobusso e un po' di incoraggiamento a provarci,  provare a vincere, a mettere qualcosa in più. Si va in campo. Tommaso, mentre gli passo accanto nella sua area di rigore, mi dice in un garfagnino irriconoscibile "Scusa Stefano se non urlo, non riesco a parlare", "Va bene Tommy, para!" gli dico io. Tommaso c'è, Tommaso lo vedi e c'è, Tommaso ti guarda e c'è, Tommaso lo vedono tutti che c'è, e Tommaso fino al 97', al triplice fischio finale, c'è. Non si vince, non si segna, un'occasione al 90' vicinissimi alla porta, ma ecco la condanna al decimo pareggio, sei volte 0 a 0, anche perché Tommaso c'è e c'è sempre stato. Miglior difesa, a mezzo con la capolista Prato 2000, Tommaso c'è. Si va a casa, Tommaso con un compagno ed amico va all'ospedale. "Tommy vatti a far vedere quel dente storto, mi raccomando vacci, non fare cazzate", "Ci vado, ci vado".

Ricovero, ematoma in testa, commozione celebrale, frattura della mandibola, operare in due giorni. Tutto è andato bene, scrivo perché sono contento, Tommaso torna a casa, dalla Sonia, dai suoi cuccioli, due bambini stupendi, deve fare riabilitazione, deve stare un po' lontano, devi trovare un portiere, lo trovi, lo metti dentro, ti darà una mano, andi due, ma Tommaso c'è e ci sarà sempre. Tommaso è rimasto in campo, ci ha dato un esempio straordinario, ha insegnato a tutti noi quanto è importante non mollare, quanto è importante tenere alle sorti della propria squadra, è un bel matto Tommaso, eh?! Sì, sei un bel matto, te lo dico anche io, solo te potevi stare in campo con una mandibola fratturata ed una commozione cerebrale, ma sei un matto che ha riacceso il mio brio.

Ho pensato che allora c'è ancora qualcuno che crede in questo gioco a tuttofooooooo, c'è ancora chi ha passione inconfondibile. Si può ancora andare avanti con certi giocatori, si può ancora costruire qualcosa che sia vicina al passato e che guardi al futuro. Tommaso sei stato un grande esempio, per me, per i tuoi compagni, per la tua/nostra società Pieve Fosciana, e nei miei pensieri sei e resterai sempre un toro, una statua, un monumento, una roccia. Ti volevo ringraziare, volevo che le persone sapessero che Tommy ha fatto il Tommy, niente di più. Ma quella semplicità è un qualcosa di eccezionale, te lo dico io, che ci penso, che ti penso. Ci vediamo al campo Tommy, grazie tante. Sei il numero uno della Pieve, sei e sarai sempre te.

Complimenti, un abbraccione dal "Nero", per te Stefano!

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  Scritto da La Redazione il 13/02/2020
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