A tu per tu con il Responsabile Tecnico del Tau Calcio Roberto Romoli
"Far parte di questo club è motivo di orgoglio, la serietà e il lavoro sono alla base di tutto, con risultati evidenti"

Molto spesso, quando parliamo di una società, ci vengono in mente presidenti facoltosi, allenatori particolari, o il giocatore che durante l’anno mette a segno gol a grappoli. Poi ci sono quelle figure di fondamentale importanza, come Roberto Romoli, che da anni svolge un lavoro imprescindibile al Tau Calcio Altopascio. Classe 1963, Romoli è il responsabile tecnico della società amaranto, e oggi si concede ai nostri microfoni.
Ci parli del suo percorso da calciatore. “Ho fatto le giovanili tra Pescia e Pistoiese, arrivando fino alla Primavera orange, con la quale ho disputato un torneo di Viareggio. In seguito ho giocato, per citare alcune squadre, con Larcianese, Montecatini e Bagni di Lucca”.
A 35 anni, dopo una buona carriera tra Promozione ed Eccellenza, Romoli appende gli scarpini al chiodo e comincia a fare l’allenatore, con gli esordienti del Chiesina Uzzanese. “Fu un’esperienza bellissima, che mi ha aiutato molto nella mia crescita sia tecnica che umana. Inizialmente dubitavo di poter essere all’altezza di un compito così importante come l’allenatore dei più piccoli, ma l’entusiasmo è cresciuto subito e ho vissuto tre anni meravigliosi. E’ un ruolo coinvolgente, di responsabilità, poiché i bambini ti vedono come un leader e affidano nelle tue mani la loro vita sportiva e parte della loro formazione ed educazione. Si crea un rapporto davvero speciale, di stima reciproca”.
Dopo ottimi risultati, arriva la chiamata del Tau. “Far parte di un club come il Tau Calcio è motivo di orgoglio. La serietà e il lavoro sono alla base di tutto, con risultati evidenti. Inoltre, da quando abbiamo instaurato il rapporto di collaborazione con l’Inter, la nostra qualità è cresciuta notevolmente: i ritmi si sono elevati, lavoriamo tanto e nel modo giusto. Credono molto in noi e ci seguono”.
Da allenatore a responsabile tecnico. “Nel corso degli anni la mia figura all’interno della società è cambiata. Attualmente il mio compito è quello di fare da collegamento tra la parte tecnica sul campo e quella gestionale: ho un rapporto di stretta collaborazione con gli allenatori, con i quali facciamo una programmazione annuale e mensile, che poi può essere modificata a loro discrezione”.
Entrando nello specifico, quali sono i fondamentali tecnici da cui cominciano i più piccoli? “Il lavoro svolto è ovviamente diverso a seconda dell’età dei ragazzi. Per i bambini si parla di esercitazioni di coordinazione motoria più che di quelle funzionali alla forza fisica, in quanto sarebbero deleterie. Si cerca inoltre di far sviluppare la fantasia e la propedeuticità al gesto tecnico, partendo dal più semplice per eseguire poi quello complesso. Comunque, è di fondamentale importanza che il bambino si diverta e trovi gratificazione in ciò che fa”.
Quali sono gli elementi per capire se un ragazzo è valido? “Alcuni sono più presupposti di altri, nel calcio come nello sport in generale. Certi bambini ti fanno stropicciare gli occhi dalle cose che fanno con il pallone, e il loro talento si evince subito. Ciò che è importante, tuttavia, è non dare giudizi affrettati: ci sono molte variabili da tenere in considerazione nella vita di un ragazzo e nella sua crescita, quindi occorre non farlo sentire un campione e non mettergli troppa pressione addosso, così che possa fare il suo percorso con serenità mettendo in mostra le sue doti. I genitori sono l’ago della bilancia, devono avere la giusta sensibilità e intelligenza di non entrare in aspetti tecnici che non gli competono”.
Qual è il valore di un gesto tecnico, di una giocata, in un calcio che negli ultimi anni è stato molto più fisico che spettacolare? “Sebbene per lungo tempo si sia privilegiato l’aspetto fisico e atletico di un giocatore rispetto alle sue doti tecniche, adesso sembra ci sia un’inversione di tendenza, con un ritorno, in parte, alla ricerca del gioco e dello spettacolo. Personalmente ritengo che l’estro, l’iniziativa, siano fondamentali perché sono elementi che possono rompere gli equilibri di una partita; un giocatore deve avere la libertà di scegliere la giocata, esprimendo la propria fantasia con la palla tra i piedi. Ovviamente ci vuole il giusto compromesso tra forza fisica e tecnica, ma una squadra che è abile nel palleggio riesce a eludere il pressing degli avversari”.
Per concludere, Romoli esprime la sua soddisfazione per la vittoria del titolo regionale da parte dei Giovanissimi Élite. “Questo trionfo ha un sapore particolare, è la ciliegina sulla torta. Si tratta infatti del primo campionato vero per un ragazzo che esce dall’attività di base e si affaccia nel calcio dei grandi. Faccio i miei complimenti a mister Guidotti e alla sua squadra; un gruppo forte ed equilibrato in tutti i reparti, che ha meritato la vittoria finale”.
Scritto da Andrea Ruggiero il 24/04/2015





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