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Edizione provinciale di Lucca


Studenti a lezione da Renzo Ulivieri: lo sport nell'era nazista

Il presidente AIAC ed ex mister del Bologna ha presentato la mostra aperta al pubblico parlando di Arpad Weisz

LUCCA. Gli studenti delle scuole superiori che sabato erano presenti a Palazzo Ducale, hanno avuto un insegnante del tutto originale rispetto ai loro professori. Il personaggio in questione è Renzo Ulivieri, tecnico di Napoli, Cagliari, Parma, Torino, Sampdoria, Vicenza e Bologna, al momento a capo dell'Associazione Italiana Allenatori di Calcio. Argomento del giorno non è stato il pallone, nè tanto meno la tattica e la preparazione atletica, bensì il ripercorrere quello che è stato lo sport durante le dittatura nazista e fascista, anche attraverso la storia di Arpat Weisz, predecessore di Ulivieri al Bologna, con cui vinse due scudetti, salvo poi morire nel campo di concentramento di Auschwitz.

L'occasione per avere mister Ulivieri a Lucca è stata quella dell'inaugurazione della mostra dal titolo "Sport, sportivi e Giochi Olimpici nell'Europa in guerra (1936 - 1948). L'esposizione viene proposta nell'ambito delle iniziative organizzate in occasione del Giorno della Memoria per l'anno 2015 da Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Scuola per la Pace ed Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea in provincia di Lucca. Erano presenti, al fianco di Ulivieri erano presenti il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, il Presidente del Consiglio Comunale Garzella, l'assessore provinciale Mario Regoli (allenatore di squadre giovanili e dilettantistiche) e il Professore di Storia Gianluca Fulvetti (dell'ISREC).

Lo sport è stato strumento di propaganda del regime: il filmato che ha introdotto la mostra raffigura adunate di atleti che rievocano le parate militari davanti ai gerarchi fascisti, mentre è dato confermato dalla storiografia l'utilizzo per motivi politici delle vittorie dei mondiali di calcio nel 1934 e nel 1938 e delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Anche in Germania non mancarono episodi che legano in modo indissolubile, come dimostra il rifiuto di Hitler di premiare il corridore James "Jesse" Oven, vincitore (quattro medaglie d'oro a Berlino) ma con il difetto per i nazisti di essere non ariano in quanto di origini afroamericane.

Renzo Ulivieri si è rivolto ai giovani proprio prendendo spunto dal filmato, invitando i giovani presenti ad impegnarsi nello studio. "Studiate per due motivi: per essere preparati nel lavoro che farete e per avere la capacità di ragionare con la propria testa. Se non si ragiona con il proprio cervello, si finisce per essere prede delle dittature delle informazioni senza capacità di riflettere ed esprimere un proprio giudizio". Ulivieri ha precisato che "il concetto di sport come portatore di valori è falso. I valori ci sono se si trovano nelle persone che praticano e comandano i vertici dello sport.

Successivamente, Ulivieri ha presentato Arpad Weisz. Un tecnico bravissimo, proveniente dalla scuola ungherese, che nel calcio era all'epoca una delle migliori. Arpad è venuto in Italia scoprendo un grande attaccante come Meazza, scrivendo manuali della tattica del calcio innovativi per gli anni Trenta. Come allenatore di calcio ha vinto due scudetti con il Bologna, uno con l'Ambrosiana Inter. Con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, fu costretto ad abbandonare l'Italia e proseguì la sua carriera di allenatore in Francia e poi in Olanda. A farlo smettere soltanto l'invasione dei Paesi Bassi da parte dei nazisti, che portarono Weisz ad Auschwitz dove morì insieme alla sua famiglia.

Una storia che si lega a quella di Egri Erbstein, tecnico della Lucchese, anch'egli internato nei campi di concentramento. I destini dei due, simili fino alla detenzione nei lager nazisti, non hanno più similitudine per il futuro: Erbstein sopravvisse alla detenzione, Weisz morì, passando nel dimenticatoio sia tra gli sportivi sia tra gli storici, tornando alla ribalta grazie al libro di Matteo Marino dal titolo "Dallo scudetto ad Auschwitz".

LA MOSTRA. Tanti pannelli dove sono raffigurate scene di vita sportiva negli Anni delle dittature fasciste che si imposero in Italia, Germania e Francia, con adunate e prime pagine di giornali che testimoniano come lo sport viene "fascistizzato" in quando portatore di disciplina, ordine, dove la razza migliore supera le altre e in cui le vittorie sono viatico politico per il regime.

Sono poi raccontate le storie di atleti che combatterono i regimi totalitari, pagando con la vita questa loro sfida. Tra questi, detto di Arpad Weisz, ci sono Victor Young Perez (pugile), Leone Efrati (pugile), Ernst Richter (ciclista), Lili Henoch (palla a mano femminile), Alex Ehrlich (tennista), Alfred Wakache (nuotatore), Johann Trollmann (pugile).

SINDELAR. Ci sono storie che vedono la morte di una squadra di calcio oltreché di una nazione e di un atleta. E' la storia di Matthias Sindelar, quarto classificato ai mondiali di calcio nel 1934 con la sua Austria, nazionale che scomparve ai mondiali successivi a causa dell'annessione della sua nazione imposta dalla Germania Nazista. Con tale annessione, la nazionale austriaca scomparve, fondendosi con quella del Reich. Nella partita di commiato, il derby Austria - Germania che si tenne nell'aprile 1934 a Vienna, fu imposto il saluto al Fuher al termine del match da parte di tutti i calciatori. Sindelar, autore del vantaggio degli austriaci (che si imposero 2-0) si rifiutò di alzare il braccio per il saluto al regime. La sua opposizione al regime continuò rifiutando di giocare per la nazionale del Reich. Ricercato nonostante la sua grande popolarità, morì ufficialmente in misteriose circostanze, ma è certo che fu vittima della Gestapo. La maglia della sua nazionale fu inutilizzata, "cartavelina" Sindelar la tenne viva come simbolo di opposizione al nazismo.

La mostra su sport e sportivi durante la guerra resterà esposta a Palazzo Ducale dal 23 marzo all'8 aprile (sala del Trono). Essa si trasferirà a Castelnuovo Garfagnana (Rocca Ariostesca) dal 14 al 24 aprile. Dal 24 aprile al 3 maggio sarà ospitata a Viareggio, presso villa Argentina.

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  Scritto da Michele Citarella il 23/03/2015
 

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