Intervista al Preparatore Atletico del Tau Calcio Federico Secchiaroli
Ex promessa della Fiorentina, adesso cura le compagini regionali del club amaranto

Uno dei talenti più cristallini che abbia mai militato nel settore giovanile del Tau Calcio Altopascio. Un’ex promessa della Fiorentina e più in generale del panorama calcistico italiano. Stiamo parlando di Federico Secchiaroli, classe 1984, che di professione fa il preparatore atletico proprio nella società lucchese con cui ha tirato i primi calci. In questa stagione, sono quattro le squadre da lui seguite: Allievi elite, Allievi fascia B regionali, Giovanissimi elite e la Prima Squadra, che milita in Seconda Categoria.
Secchiaroli, ci parli della sua carriera da calciatore. “Cominciai a giocare a calcio all’età di cinque anni, nel Badia Pozzeveri. Dopo cinque stagioni nella società amaranto, arrivò la chiamata della Fiorentina, ero molto emozionato e non potei rifiutare”.
Federico, che di ruolo fa l’attaccante, mette subito in mostra le sue qualità: nella prima stagione in maglia viola, mette a segno la bellezza di 52 reti in 30 partite. La magnifica stagione gli vale la chiamata della Nazionale Under 15, che lo vuole in squadra per i Mondiali di categoria, ma un brutto infortunio gli impedisce di prendere parte alla competizione. “Ricevetti la chiamata della nazionale con la quale partecipai a uno stage di preselezione. Dopo essere stato preso, venni convocato per i Mondiali, ma una settimana prima della partenza per il Brasile purtroppo mi ruppi il crociato”.
Passando per il campionato Allievi Nazionali, arriva fino alla Primavera. In seguito al prestito al Fucecchio, allora in serie D, è vittima di un altro grave infortunio e, dopo una breve parentesi all’Orentano in Prima Categoria, decide di smettere con il calcio giocato. A questo punto comincia la sua carriera da preparatore. Ci parli del suo percorso di studi e del suo lavoro. “Ho conseguito la laurea in Scienze Motorie a Firenze, per poi prendere la specializzazione in Scienze e Tecniche dello Sport. A 23 anni ho cominciato a lavorare come personal trainer in palestra e a fare il preparatore agli allievi del Tau Calcio, affiancando l’allenatore. Attualmente lavoro nella palestra MyWell a Montecatini Terme.”
Come sono cambiati i metodi di allenamento in questi anni? “Ho iniziato la mia carriera da sotto l’influenza di preparatori “vecchio stampo”, secondo i quali il concetto di preparazione atletica discerne da qualsiasi utilizzo della palla nelle esercitazioni atletiche. Successivamente, attraverso i miei studi, mi sono orientato verso altre direzioni. Non si fa più solo lavoro a secco, o meglio si fa, ma solo durante la preparazione iniziale. La corsa senza la palla serve, ma per preparare il fisico. Nel periodo agonistico invece, si deve curare anche l’attività con il pallone abbinata allo sforzo atletico. Un tempo si lavorava di più sulla forza propriamente detta, adesso invece, si fa forza funzionale; non più i classici “gradoni”, ma percorsini con frenate e partenze. Anche il lavoro in palestra è diminuito in quanto si privilegiano meno i muscoli, ma la forza specifica per il tipo di attività che lo sportivo deve svolgere”.
Quale sarebbe il numero perfetto di allenamenti settimanali? “Un numero maggiore di allenamenti permette di diluire meglio il lavoro da svolgere. Trattandosi di squadre dilettantistiche, il numero di allenamenti varia da tre a quattro, poi ovviamente bisogna capire se parliamo di adulti o ragazzi. In generale, se c’è la possibilità di fare più sedute, che possono durare anche meno tempo, si lavora meglio”.
Come si tiene aggiornato sui vari metodi di preparazione atletica? “L’aggiornamento nel mio ambito è quotidiano e personale. Leggendo una rivista di sport, un articolo su internet, un programma in TV, si può imparare qualcosa. Anche lo scambio di opinioni con i colleghi è molto utile ed è un’occasione per tenersi aggiornati. Inoltre l’AIPAC, l’Associazione Italiana Preparatori Atletici Calcio, annualmente tiene un corso di aggiornamento a Milano o a Firenze, un evento che permette a tutti i preparatori di partecipare e confrontarsi per prendere nuovi spunti”.
Come mai a parer tuo le squadra italiane faticano nelle competizioni europee? È un problema di ritmo? “Personalmente ritengo che per rispondere a questa domanda si debbano tenere in considerazione molti fattori; in Italia c’è una cultura del lavoro inferiore rispetto all’estero: mi vengono in mente paesi come Germania e Inghilterra, ai quali siamo dietro. Le esercitazioni innovative, vengono prese con scetticismo dai giocatori, a partire da quelli delle categorie dilettantistiche, figuriamoci nei professionisti. In Italia siamo molto conservatori sulle metodologie di allenamento, direi tradizionalisti. Un altro aspetto è l’inferiore qualità dei giocatori delle squadra italiane, che è evidente rispetto a quelli di squadre top a livello europeo. In terza battuta si tende a scindere la preparazione atletica dal come una squadra è disposta in campo, ovvero dall’aspetto tecnico-tattico, mentre le due cose sono strettamente connesse. È inutile che una squadra corra molto, se corre male”.
Scritto da Andrea Ruggiero il 22/02/2015





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