Il diesse del Piazza al Serchio Landucci parla del gemellaggio col Tau
"Per noi è una grande opportunità di crescita, vogliamo tornare ai fasti di un tempo"

Da questa stagione, dopo una carriera da mister in cui ha allenato squadre dalla Terza Categoria alla Promozione, Antonio Landucci è il direttore sportivo del Piazza al Serchio. E proprio da settembre, la società garfagnina ha instaurato un rapporto di collaborazione con il Tau Calcio Altopascio.
Landucci ci parla di come è nato questo gemellaggio? “Ritengo che tutti nella provincia di Lucca e non solo conoscono il valore del Tau Calcio come società, che a livello calcistico giovanile è una delle più organizzate e all’avanguardia. Io conoscevo da tempo Andrea Motroni, il Direttore Organizzativo del Tau. Un giorno ci siamo incontrati e abbiamo parlato della possibilità di instaurare un rapporto di collaborazione, abbiamo trovato un accordo e da settembre Tau Calcio e Piazza al Serchio sono società gemellate. Per noi è una grande opportunità di crescita, vogliamo tornare ai fasti di un tempo”.
A livello concreto, in cosa consiste questo progetto? “Periodicamente salgono a Piazza al Serchio alcuni istruttori del Tau Calcio, che svolgono una seduta di allenamento con i nostri ragazzi. C’è un confronto periodico tra i nostri tecnici e i loro, per rimanere costantemente aggiornati sui metodi di lavoro. Inoltre, c’è un monitoraggio continuo dei giocatori più validi che crescono da noi e che potrebbero in seguito passare al Tau per disputare campionati regionali di élite.”
Da quest’anno il Piazza al Serchio è una società di puro settore giovanile: al termine della passata stagione ha infatti ceduto in blocco la formazione Juniores ai Diavoli Neri Gorfigliano e non ha allestito una prima squadra. Landucci fa il punto della situazione e parla delle difficoltà del mondo del calcio. “Con l’attuale crisi economica del nostro paese, della quale il calcio ha risentito molto, è sempre più difficile andare avanti. Le prime squadre hanno sempre meno soldi, dunque la soluzione pare quella di “farsi in casa” i giocatori, insegnandogli fin da piccolissimi i fondamentali e crescendoli nella propria società. Un grande ostacolo al nostro lavoro è costituito dalla distanza; siamo molto lontani dalla Lucchesia, per questo è difficoltoso allestire squadre competitive. Nelle vicinanze di Lucca il bacino di utenza è molto più ampio rispetto a quello della Garfagnana, dove i ragazzi sono pochi e di conseguenza aumenta la concorrenza per accaparrarseli”.
Concludendo, quali sono i vostri obiettivi? “Quello che pensiamo di fare è cominciare a lavorare da subito, ma con un occhio al futuro per i ragazzi del 2007 e 2008 che cominciano adesso a giocare a calcio. Stiamo crescendo molto come realtà, dopo anni in cui avevamo perso credito. Il nostro principale obiettivo è quello di formare dei ragazzi che prima di tutto si divertano a giocare, tramite l’insegnamento di sani principi calcistici. In buona sostanza, che siano uomini prima che giocatori. Se poi, anche grazie al nostro lavoro, verrà fuori un giocatore professionista o un ragazzo che possa fare categorie importanti nei dilettanti, ne saremo felici e gratificati”.
Scritto da Andrea Ruggiero il 22/01/2015





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