Arrestato per rapina il figlio del Presidente del Prato Toccafondi
Il portiere classe 1996 ha detto al padre di aver fatto una "bischerata"

Il figlio diciottenne del presidente del Prato Paolo Toccafondi, Gianni, è stato arrestato con l’accusa di rapina dai carabinieri di Calenzano. Gianni Toccafondi, a sua volta giocatore, secondo quanto accertato dai militari, intorno alle 16,30 di giovedì 4 dicembre, si è presentato col volto coperto da uno “scalda collo” nella tabaccheria “Da Vittorio” di via Vittorio Emanuele a Calenzano e ha intimato alla titolare, Paola Tavares, di consegnare l’incasso. Il giovane ha mostrato una pistola, che poi si è rivelata un’arma giocattolo. La donna ha reagito e ne è nata una colluttazione, nel corso della quale Toccafondi le avrebbe anche tirato una sedia.
“Era molto agitato - racconta la donna - Quando ha visto che non volevo dargli i soldi, è andato nell’altra stanza, ha preso una sedia e me l’ha tirata. Poi ha cercato di venire dietro al bancone e io mi sono difesa con la stessa sedia. Speravo che le mie urla attirassero l’attenzione di qualcuno, ma in quel momento non sono entrati i clienti”.
Ci hanno pensato più tardi i militari del Nucleo radiomobile della Compagnia di Signa a bloccare il presunto rapinatore, che nella mattinata di oggi, venerdì 5, accompagnato dal padre Paolo e dall’avvocato Enrico Guarducci, si è presentato in aula davanti al giudice Magi per la convalida del fermo.
Il collegio presieduto dal giudice Monica Jacqueline Magi ha convalidato il fermo con l’accusa di rapina aggravata e ha disposto la custodia in carcere. Gianni Toccafondi rimarrà in una cella del carcere della Dogaia fino al prossimo 15 dicembre, giorno per il quale è stato fissato il processo per direttissima.
Non sa darsi pace il padre di Gianni, Paolo Toccafondi, all’uscita dal Tribunale. Che il figlio era stato arrestato l’ha saputo nella serata di giovedì dai carabinieri di Signa. In realtà lui stesso stava per chiamare le forze dell’ordine perché il figlio non tornava a casa, dove aveva lasciato il telefono cellulare. “Non mi so dare una spiegazione per quello che è successo - dice Toccafondi - Ho parlato con mio figlio, gli ho chiesto perché l’aveva fatto e lui mi ha detto di aver fatto una bischerata. In realtà poteva finire anche molto peggio, perché in questi casi può succedere che ti sparino. Spero solo che questa cosa sia una lezione per il resto della sua vita”.
L’avvocato Enrico Guarducci ha chiesto che vengano disposti accertamenti psichici sul ragazzo, per capire se la rapina sia il frutto di un momento di confusione nella sua testa. Gianni Toccafondi passerà almeno una notte in una cella della Dogaia e successivamente verrà fatta istanza per gli arresti domiciliari nell’abitazione in cui vive insieme alla madre.
“Mio figlio non mi ha mai dato problemi - spiega Paolo Toccafondi - se non quelli normali legati all’età. Non so davvero che cosa gli possa esser passato per la testa”. Era stato lo stesso Toccafondi, dopo una bocciatura a scuola, a indirizzare il figlio verso un ristorante nel quale lavora tre sere alla settimana. Un modo per responsabilizzarlo. E a giudicare da quanto dicono i suoi compagni di lavoro, quell’occupazione gli piaceva molto.
Fonte: iltirreno.gelocal.it
Scritto da La Redazione il 05/12/2014
















