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Solo il 5% dei CALCIATORI vive di RENDITA dopo il ritiro

Gli altri devono rifarsi una vita: sogni e illusioni che si scontrano con la dura realtà

  Scritto da Gino Mazzei il 31/10/2017

Si parla sempre, a livello di calcio giovanile, di "sogni nel cassetto", di ragazzi e (soprattutto) genitori pronti a tutto pur di vedere i loro cari proiettati nel dorato mondo del calcio professionistico. Un desiderio incontrollato, a volte perverso di chi vede qua un unico scopo di vita e di successo. La realtà del calcio, italiano in particolare, in questo momento, riflette invece situazioni ben diverse, Chi pensa alla vita tutto benessere, spensieratezza, macchinone, donne e villone da sballo, deve iniziare a fare marcia indietro. O meglio, pensare che tutto può essere un "sogno", un qualcosa di irraggiungibile per molti. O solo per il 5% dei calciatori che potranno permettersi poi di vivere praticamente di rendita.

E' questo il senso di un incontro che c'è stato in questi giorni a Udine e che vogliamo mettere all'attenzione degli utenti di TOSCANAGOL, soprattutto per quelli che "sognano" e sperano per il proprio figlio, che la realtà supera di gran lunga la fantasia e che non è tutto oro quel che luccica.

Ecco quanto scritto su www.calcioefinanza.it

Quanto guadagna un calciatore dopo il ritiro? Quali prospettive si aprono per coloro che hanno praticato il calcio da professionisti, non solo in Serie A, al termine della carriera?

Domande non scontante, cui si è provato a dare una risposta ieri nel convegno organizzato a Udine dall’Aic, Associazione italiana calciatori, intitolato "Tempi supplementari, Aspetti traumatici e psicologici del dopo carriera".

Presenti diversi ex giocatori: Massimo Paganin, ex Inter, oggi collaboratore della stessa Aic, Manuel Gerolin, ex Roma, d.s. dell’Udinese, Valerio Bertotto, ex Udinese, allenatore fresco di esonero dalla Viterbese, Mauro Milanese, ex Inter, dirigente della Triestina, Diego Bortoluzzi, ex Venezia, allenatore "in proprio" dopo anni come vice di Guidolin, Denis Godeas, ex Messina, che a 42 anni continua a giocare tra i dilettanti, nel Monfalcone.

E poi Damiano Tommasi, presidente Aic. "Il problema del calciatore moderno - spiega Tommasi alla Gazzetta dello Sport - come mi ha fatto notare un giocatore della Nazionale, sarà il post carriera".

"Il calciatore professionista italiano – ha spiegato Paganin ­- percepisce in media 50mila euro lordi a stagione. Quelli che a fine carriera hanno milioni in banca sono soltanto il 5 per cento del totale".
Il 95 per cento deve rifarsi una vita.

Quanto guadagna un calciatore dopo il ritiro: l’80% di chi resta nel calcio non è remunerato

Fabio Poli, direttore organizzativo Aic: "L’ottanta per cento dice di rimanere nel calcio, ma la maggior parte di costoro ricopre incarichi su base volontaria, non remunerata".

"Io da calciatore spendevo… Ho però avuto la fortuna di essere indirizzato bene dall’Udinese per il dopo. Ho girato il mondo come osservatore, mi sono specializzato. Ragazzi, divertitevi, ma pensate al futuro" ha spiegato Gerolin.

"Viene il giorno in cui si passa dalla bolla dorata alla dura realtà della vita normale", ha osservato Bertotto.

Quanto guadagna un calciatore dopo il ritiro: la pensione media è di 1500 euro

Oltre il 40 per cento degli ex giocatori ha seri problemi di salute, con invalidità per lo più a ginocchia e caviglie. Ci sono quarantenni con problemi da settantenni e le cure costano.

Le regole della pensione sono cambiate, i calciatori professionisti post 1996 andranno in pensione a 66-­67 anni come i comuni mortali e percepiranno un assegno in base al versato.

"In media sarà di 1500 euro per chi avrà 16 anni e 8 mesi di contributi, quota non facile da raggiungere per tutti", spiegano all’Aic. Chi smette oggi, diciamo a 35 anni, e non ha accantonato un patrimonio milionario, deve prepararsi a trent’anni da “uomo normale”.

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  Scritto da Gino Mazzei il 31/10/2017
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